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PRESEPIO VIVENTE

"Uniamoci ai pastori!" - 26 dicembre ore 17.00, a Crochi, sulle rive dell'Amusa.

 

 

I preparativi nel "caravanserraglio" dell'eremo  

Fervono i preparativi per il Primo Presepio Vivente sulle rive dell'Amusa, a Crochi. Tutta le famiglie della valle sono coinvolte, ognuno come può, offrendo tempo energie e talenti per l'allestimento della piccola Betlemme.

 

 

Anche l'eremo in questi giorni si è trasformato in un caravanserraglio di viandanti, pastori, falegnami, tessitori, osti... Sono tutti in fermento questi nostri ragazzi, nella pasta di una gioia condivisa, condita di poco, ma calda e fragrante come il pane appena sfornato!

Mons. Morosini 

Questo evento, che li vede come non mai protagonisti - tutti in paese, fino alla marina, ne parlano! - li sta elettrizzando. Ne gioiamo, per loro e con loro, perché in questo Natale finalmente i riflettori si sono accesi anche su questa valle dell'entroterra, su di loro, come sui pastori di Betlemme.

 

Si sentono "guardati", "visitati". Visitati da Dio e degli uomini: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele" (Mt 2,6).

E mentre allestiamo le ultime capanne, i fuochi e il recinto delle pecore, il pensiero corre a uno dei racconti di Domenico Calarco, un prete nato in Aspromonte. Eccone uno stralcio: 

 

Quando nacque Gesù, cioè quando il Dio invisibile si rese visibile agli occhi degli uomini, fu un evento straordinario per tutto l'universo.

Diretti testimoni del miracolo furono i pastori della Palestina. Gente semplice, a parte qualche peccatuccio del mestiere (il furto di una capra o roba simile). Gente che vive in solitudine, circondata dalle pecore e dalla natura: piante, erba, siepi, acqua, torrenti, pioggia e chi ne ha, più ne metta. Gente lontana dai vizi e dalle lusinghe della malizia, degli inganni e delle infamità.

Betlemme, paese di campagna, godeva di questo panorama, in cui ogni cosa cantava la grandezza di Dio creatore. A questa povera gente Dio annunzio la Sua incarnazione con un gesto meraviglioso, mai accaduto prima. Immaginate: dal Paradiso una schiera di Angeli scende sulla terra e va direttamente nelle campagne a dire ai pastori di lasciare solo il gregge ed andare a visitare un bambino. Cosa strana! E cosa ancora più strana: gli Angeli si presentano cantando delle parole mai sentite: - "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama." -

 

Ce ne volle del tempo prima che i pastori si riunissero a commentare l'accaduto. Quasi tutti pensarono ad uno scherzo, organizzato chissà da chi per rubare le greggi in loro assenza.

Nonostante ciò, il più anziano di nome Antonino, dopo una lunga riflessione esclamò: - "L'avvenimento è strano, ma è più strano che tutti siamo stati invitati ad andare a Betlemme a trovare un bambino in una mangiatoia. Si correrà qualche rischio, ma io dico di andare e di portare anche qualche dono." -

Tutti tacquero.

L'unica donna massaia che era nel gruppo di nome Giuseppa disse: - "Siamo stati tutti a Betlemme qualche volta, io consiglio di andare." -

Si diedero un punto di incontro.

Andarono nei loro pagliai e presero chi formaggio, chi ricotta, chi pane, chi altro... tutti portarono un dono a quel bambino sconosciuto, perché i pastori usano così, sono generosi pur in una grande povertà.

A Betlemme trovarono tutto così come descritto dagli Angeli: una donna, un uomo, un bambino, l'asinello, il bue, in una grotta.

Ma, grande meraviglia!, quel bambino, seppur in fasce, sembrava un uomo adulto. Guardava i pastori e accennava loro di parlare come se avesse la possibilità di aiutarli.

Dopo un lungo colloquiare, essi se ne tornarono al loro gregge, silenziosi, bastava uno sguardo, infatti, per comunicare l'un l'altro la grande serenità e la gioia di quell'incontro.

 

In seguito, essendo Gesù divenuto adulto, si racconta che una sera, dopo cena, raccolse i suoi discepoli e disse a Pietro: - "Domani lasceremo la Palestina, e, dopo un lungo viaggio troveremo altri fratelli, che certamente ci ascolteranno come i figli di Abramo." -

- "Dove andremo? - disse Pietro - Porteremo un po' di pesce dal lago di Genezaret?" -

- "No - disse Gesù - Quella gente ci darà il necessario." -

Riunì i dodici sulla spiaggia del lago, aprì le braccia e volarono tutti insieme. [...]  

All'inizio arrivarono in una grande pianura vicino ad una fonte di acqua freschissima e tutti ne bevvero. Solo Gesù sapeva dove si trovassero.

Pietro allora si avvicinò ad un pastore e gli disse: - "Dove siamo qui?" -

II pastore, pur diffidente, disse: - "Qui - indicando col dito il terreno - siamo a Canale della Corte. Volete mangiare? Nel pagliaio ho del formaggio e delle patate da arrostire al fuoco." -

Aveva la faccia nera, le mani nere, un paio di calandrelle per scarpe, coperte di polvere nera.

Pietro lo lasciò e, ritornando da Gesù, disse: - "Maestro, siamo in Africa! Questi sono i fratelli che ci ascolteranno? Comunque, deve essere brava gente, mi hanno offerto subito da mangiare" -

- "Siamo nell'Aspromonte - disse Gesù - aspro per arrivarci, ma salubre e pieno di bene. È abitato da pastori buoni come i pastori della Palestina che son venuti a trovarmi e hanno portato i doni nella grotta di Betlemme. Vedrai cose meravigliose, Pietro! Quella polvere che abbruttisce la faccia dei contadini è terra fertile. Il Padre mio l'ha data a questa gente perché non ha bisogno di essere irrigata per dare frutti.

Pietro, tutti, guardate. Quanti contadini che lavorano, quanti pastori che pascolano il gregge! Sentite il suono delle campane delle capre, delle pecore, dei buoi. Che armonia il canto degli uccelli, l'aria fresca. Anche se i contadini respirano la polvere nera della terra, quest'aria lascia i bronchi puliti, sani, forti." -

Attraversarono la pianura, salirono sul Nardello e andarono oltre, sul punto più alto. Anche lì sentirono delle campane nelle parti scoscese della montagna e gli Apostoli meravigliati dissero:

- "Maestro, come sono arrivati anche qui questi pastori?" -

Disse Gesù:

- "I pastori non hanno confini. Tutto il creato è loro. I buoi, le pecore, le capre mangiano e consumano quello che trovano in natura, non pagano nulla e sono grati verso tutti, regalando il latte e la carne necessari alla vita dell'uomo. È Aspromonte perché disseminato di tante ricchezze che l'uomo deve cercare. [...]

- "Andate, chiamate tutti i pastori, che vengano qui. Ho bisogno di parlare con loro". Gli apostoli partirono e ben presto da ogni parte si vide arrivare un gran numero di persone. [...]

Come quelli della Palestina, anche loro avevano portato formaggio e pane. Parlarono al Signore come se fosse un loro amico. [...]

Il Signore prima ringraziò i pastori del bene che compivano dando all'umanità i frutti della terra e dei pascoli, poi, parlò della loro vita, in apparenza solitaria, in realtà, invece, direttamente unita a Dio.

- "Voi siete uomini forti! - disse - Non morirete a causa della vostra fatica perché l'aria salubre, l'acqua pura delle sorgenti, il latte, il pane faranno da vaccino contro le malattie. Il fuoco acceso nei pagliai la sera vi guarirà da ogni infreddatura. Siate onesti, amatevi gli uni gli altri!" -

Un pastore, forse il più leale, disse:

- "Maestro, ho rubato un gregge a un pastore lontano e gli altri, poi hanno rubato il mio gregge, questo è peccato?" -

- "Sì che è peccato! - disse Gesù - Restituire quello che è degli altri e avrete la coscienza tranquilla." -

- "Maestro - disse un altro - avevo fame, ho rubato pannocchie di granturco al mio vicino per sfamarmi." -

E il Signore rispose: - "Anch'io con i miei apostoli un giorno ho preso del grano al ciglio della strada e l'ho mangiato..." -

E intanto che si parlava, trascorrevano le ore, alla fine Gesù disse:

- "Per ricordare questo giorno, pianterete in questo luogo meraviglioso la mia bandiera e il luogo che voi occupate sarà chiamato con il vostro nome" -

Da quel giorno ogni angolo dell'Aspromonte porta il nome di uno di quei pastori che ebbero la fortuna di parlare con Gesù.

Anche Antonino Morena fu uno di loro. Chiedevano a Gesù un lembo della veste, egli addirittura ricevette metà del mantello.

Lo teneva conservato, indossandolo ogni volta che era ammalato, guariva sull'istante.

 

 

to "Signore, manda me"! - Parrocchia SS. Sacramento di Trento