Pregare con l'Icona
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"La Glikophilousa"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 




San Michele Arcangelo e gli Sposi

 

 

“L’Angelo è manifestazione vivente di Dio,

il nome di Dio è in esso

e col  nome la sua presenza.”

Pavel Evdokimov

 

 

Questa icona raffigura l’Arcangelo Michele che benedice e protegge gli sposi. Nell’iconografia dell’Antico Testamento gli Angeli sono sempre rappresentati come Spiriti di luce che annunciano ed eseguono fedelmente la volontà di Dio riflettendone la compassione per gli uomini.

 

Leggiamo infatti nel Libro dell’Esodo (23,20-25)

 

«Il Signore disse a Mosè: “Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l'avversario dei tuoi avversari”. Quando il mio angelo camminerà alla tua testa e ti farà entrare presso l'Amorreo, l'Hittita, il Perizzita, il Cananeo, l'Eveo e il Gebuseo …tu non ti prostrerai davanti ai loro dei e non li servirai; tu non ti comporterai secondo le loro opere…».

 

Ecco la missione degli Angeli: custodire e spianare le strade sulle via della salvezza, offrendosi come compagni di cammino per indirizzare e manifestare la volontà di Dio.

Tra le creature angeliche, Michele, in particolare, è l’angelo della luce che custodisce il mondo, si oppone al Male ed è preposto al popolo eletto. Il suo nome significa: “Chi è come Dio?” e ne testimonia la fedeltà nell’atto del proteggere e custodire.

Il culto all’Arcangelo Michele si sviluppa sia in Oriente che in Occidente fin dai secoli IV e V ed è incentrato sulla sua missione di condottiero delle milizie celesti. Nell’iconografia del Nuovo Testamento, viene rappresentato in lotta contro il drago, Satana, che tenta di divorare il figlio di una partoriente, simbolo della vittoria di Cristo sulle forze del male:

 

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. (12,1-8)

 

 

LETTURA DELL’ICONA

 

Nell’icona che contempliamo, l’Arcangelo Michele, con le sue ampie ali, protegge e benedice una coppia di sposi. La leggerezza delle sue ali “simboleggia l’assenza di ogni attrazione terrena, lo slancio totale e puro, esente da ogni pesantezza, verso le cime” (Dionigi Areopagita). Ed è verso le cime dell’Amore divino che vuol condurre gli sposi perché dalla loro nuzialità feconda fluisca, limpido e puro, il sì all’Alleanza con Dio.

 

La sua calma maestà impregnata di forza divina irrora di pace serena il tempo e lo spazio ed invita gli sposi a custodire un cuore pacificato nella fiducia perché ascoltino incessantemente le promesse di Dio: “C’è forse qualcosa di impossibile per il Signore?” (Gn 18,14).

 

I tratti del suo volto lasciano trasparire la perenne giovinezza di Dio che si riflette sul volto stesso degli sposi, segnati dalla freschezza della loro unione celebrata in novità di vita.

 

Egli è lussuosamente vestito di perle preziose, simboli della sua regalità, e porta tra le mani un globo celeste perché già redento da Cristo. Nella mano destra tiene con sicurezza la lancia per combattere il Nemico: un particolare, questo, che rende visibile ai nostri occhi la protezione e la presenza dell'amore divino nel mistero dell'Alleanza nuziale.

 

L'uomo e la donna sono uniti tra loro da un filo bianco e rosso: bianco, perché simbolo della santità che si realizza nel patto coniugale attraverso un amore fedele, indissolubile ed eterno. Un amore che manifesta nella nostra storia l'eternità, la fedeltà e l'irrevocabilità dell'amore di Dio per i suoi figli. Rosso, perché esprime l’impegno e la passione degli sposi nell’accogliere a piene mani il dono ricevuto e nel contempo il loro grande impegno ad “intrecciarsi” con l’amore di Dio.

               

Lo sposo è vestito di giallo e marrone: il giallo, simbolo della fede insieme al marrone significa un’adesione incarnata, mistura di luce e di ombra, nuzialità tra terra e cielo. La Sposa è invece vestita di rosso brillante, il colore della fecondità e di azzurro: la donna è colei che con lievità indica il Cielo... Entrambi, sposo e sposa, sono segno dell’infinito amore di Dio che, nel grembo nuziale, feconda di vita la terra e continua a dire nel tempo: “E’ cosa molto buona-bella!” (cfr. Gn 1,31).

 

Lo sposo reca un bastone, simbolo di protezione, reciproco appoggio, ma anche di perenne cammino sulle vie delle vita e di devoto pellegrinaggio “verso le cime”. La sposa ha palme aperte verso di noi: prega, intercede, offre fiduciosa se stessa e la sua nuova famiglia a Dio, forte della protezione dell’Angelo.

               

In basso, a destra, s'intravede un cardo che fiorisce sulla roccia. Questo fiore è segno della vita che si fa largo anche nelle situazioni più difficili, quando, con l'aiuto di Dio e del suo Arcangelo, si sconfigge il male.  Ecco: tra i cardi matura e si purifica l’amore. Sì, tra le prove, accolte con docile e fiduciosa speranza, all’ombra dell’Onnipotente, come dice il Salmo 91 che ora preghiamo insieme:

 

                Tu che abiti al riparo dell'Altissimo

                e dimori all'ombra dell'Onnipotente,

                dì al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,

                mio Dio, in cui confido».

                Egli darà ordine ai suoi angeli

                di custodirti in tutti i tuoi passi.

                Sulle loro mani ti porteranno

                perché non inciampi nella pietra il tuo piede.

                Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,

                dalla peste che distrugge.

                Ti coprirà con le sue penne

                sotto le sue ali troverai rifugio.

               

 

Il messaggio che questa icona custodisce e ci affida è dunque quello di una sere­na fiducia di fronte al misterioso dipanarsi della nostra vita: sempre e comunque, l'Onnipotente manda il suo angelo in nostro soccorso, e  tra le zolle oscure della nostra terra il seme della sua Vita cresce e porta frutto!

                 

 

               

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