Acheropita di Novgorod
Il Santo Volto è l’icona non manufatta del Volto di Cristo, cioè è l’immagine acheropita (non fatta da mano d’uomo) che riproduce, secondo la tradizione, le sembianze reali di Gesù impresse su una tela di lino, il mandilion.
Per giustificare l’esistenza dell’icona del Santo
Volto, abbiamo attinto a testi liturgici, biblici e alla storia
dell’immagine di Edessa.
Lo stesso Gesù l’avrebbe fatta avere al re Abgar V di
Edessa che, gravemente malato di lebbra, aveva inviato il suo archivista
in Palestina da Gesù per invitarlo a venire da lui.
Avendo ricevuto da Gesù un rifiuto, l’archivista si
mise a dipingere il suo volto; Gesù se ne accorse, si bagnò il viso e se
lo asciugò nel telo, lasciandovi impressi i suoi tratti.
Il prezioso telo fu portato a Edessa e custodito per
secoli, fino al 944, anno in cui fu portato a Costantinopoli. Questa
sarebbe l’origine del mandilion,
reliquia molto venerata a Costantinopoli, tanto che diede inizio a una
speciale ufficiatura celebrata ancora oggi il 16 agosto.
A Costantinopoli non si ha più
notizia del mandilion, dopo il
saccheggio della città da parte dei crociati, nel 1204.
Secondo alcune testimonianze storiche, esso sarebbe stato
portato da Costantinopoli a Genova nel 1362 o 1382 da Leonardo Montaldo.
Attualmente è custodito e venerato nella Chiesa di S. Bartolomeo degli
Armeni, a Genova.
La testimonianza scritta più antica che fa
riferimento al mandilion di
Edessa ci viene da Evagrio Scolastico nella sua
Storia Ecclesiastica. Anche
san Germano e san Giovanni Damasceno fanno riferimento a questa
reliquia.
Il Concilio Niceno Il vi
fa riferimento come ad un’antica tradizione e afferma che le
testimonianze riguardo ai tratti, alle fattezze di Gesù, risalivano a
Cristo stesso; mentre il Concilio Quinisesto stabiliva che le
raffigurazioni simboliche del Verbo incarnato, come quella dell’agnello,
dovevano cedere il posto alle immagini di Cristo secondo l’aspetto
umano.
L’ icona del Santo Volto o Icona
Acheropita, della scuola di Novgorod, (secolo XII), è l’icona della
festa del “Trionfo dell’ortodossia” celebrata nella 1^ domenica di
Quaresima (16 agosto), come risulta dal Sinassario in versi che si legge
nel Mattutino:
"Un’argilla creata dall’uomo
porta impressa la tua effigie increata,
o mio Cristo, Creatore dell’universo “
Questo modello iconografico commemora la
misteriosa bellezza del Volto di Cristo. Solo l’icona di Cristo può
sovrastare l’altare. Lui, Icona delle icone. Lui, il Figlio prediletto
ed eletto a portare salvezza a tutte le genti, resta la «pietra angolare
e preziosa» della «bellezza divina» celebrata dal Kontakion della
Domenica dell’Ortodossia:
«Il Verbo
indescrivibile del Padre si è fatto descrivibile incarnandosi di te,
Madre di Dio. Avendo ristabilito nella sua dignità originale l’immagine
insudiciata, l’unisce alla bellezza divina».
Il
divieto di raffigurazione dell’Antica Alleanza trova eco nel divieto di
rappresentare il Padre. «Nessuno ha mai visto Dio» (Gv 1,18). Ma Gesù,
al momento del congedo,
replica: «Chi ha visto me ha visto il Padre»(Gv 14, 9). Così
Ecco come l’icona cristallizza questo riconoscimento:
l’immagine del Cristo rimanda all’immagine dell’umanità deificata che,
contemplandosi in essa, «riflette come in uno specchio la gloria del
Signore» (2 Cor 3, 18).
In questa icona, vediamo rappresentato
solo il Volto, senza collo, di fronte:
il Cristo ci invita a rivolgerci a lui dandogli del “Tu”, ci invita al
dialogo, a non avere paura: la “frontalità” è sempre offerta e
disponibilità al dialogo. Il “profilo”, al contrario, non dialoga, si
difende, nasconde parte del volto.
Il colore della
carnagione è di una tonalità che si può definire “colore di terra
impastata di luce non identificabile con nessuna razza; è il volto del
genere umano, e tutte le culture e le razze in esso si riconoscono… ”E
Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco che era
molto buono” (Gen.1,31).
Contemplo l’incredibile annuncio del Vangelo: “Il regno di Dio è
come un uomo che getta il suo seme nella terra;
dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come
egli stesso non lo sa” ( Mc.4,26-27). Il colore di terra dell’icona è
come un campo arato e preparato a semina. Un terreno deserto, assetato
d’acqua e bramoso di un segno di vita. Terra simile ad un campo in cui
qualcuno ha seminato fiducioso il seme e attende, nel dono della pioggia
e della luce e del calore del sole, il compimento delle sue speranze.
Contemplo ancora non solo l’icona, ma il lavoro paziente dell’asceta
che, riconciliato in cuore per l’antica colpa
perdonata, s’incammina danzando verso i monti mentre fiumi di
gioia lo accompagnano e la fatica fatta ormai lieve gli martella in
cuore un ritmico “grazie”, “osanna”, “alleluia”!
I capelli, simmetricamente divisi, sembrano un
velo che si alza per mostrare il volto di Gesù che illumina “la divina
tenebra”, cioè il mistero di Dio. Si apre il sipario sulla storia
dell’umanità e appare il Nuovo Adamo richiamato in vita dopo la morte
dal gemito d’Amore dell’Onnipotente Signore delle altezze.
La fronte,
ampia, scoperta, è la sede della sapienza. “Abbiamo visto la luce quella
vera/ abbiamo ricevuto lo Spirito dal cielo/ abbiamo ritrovato la fede
veritiera/ noi adoriamo l’indivisibile Trinità che ci ha salvato”. Così
canta
Gli occhi grandi e dolci, sono pieni di luce e
offrono vitalità con tono maestoso, quasi severo, anche se accogliente.
Lo sguardo del Signore è solenne: egli guarda
alla sua destra per rassicurare, accogliere e proteggere con
la sua divina maestà i suoi discepoli. Sembra esclamare: “Venite
benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi
fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25,34). In altri passi del Vangelo
Gesù aveva ribadito: “La lucerna del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo
occhio è sano anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è malato,
anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada dunque che la luce che è in te
non sia tenebra. Se il tuo corpo è tutto luminoso senza aver nessuna
parte nelle tenebre, tutto sarà luminoso come quando una lucerna
t’illumina con il suo splendore” (Lc 11,34-36). La capacità di
contemplare un’icona è anzitutto dono di Dio. L’iniziativa parte
unicamente da Lui perché il suo è sempre uno sguardo che difende
dal male e dà vittoria in ogni prova. Meraviglia e stupore: non
è sempre facile accogliere questa assoluta gratuità del dono.
Ma
non c’è visione senza conversione. Se non
t’immergi “nudo” nelle profondità delle tenebre, per annientare
nell’abisso del mistero dell’Amore divino ogni pretesa della carne
umana, inutili saranno per te sapienza, intelligenza e forza o coerenze
varie d’integrità virtuose che pensi di accampare. Gesù l’aveva detto
ringraziando il Padre: ”Ti benedico o Padre, Signore del cielo e della
terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli
intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così è
piaciuto a te” (Mt
11,25-26).
Le orecchie di Gesù sono piccole, appiattite,
quasi flosce, perché egli ascolta tutto con gli occhi; egli guarda e
ascolta, guarda e ama, ascolta tutto dal di dentro… Anche le nostre
preghiere, le nostre invocazioni, vengono accolte dai suoi occhi che
capiscono e conoscono assai più di quanto
dice loro il suono della nostra voce.
La bocca è piccola e chiusa. Invita al silenzio,
ad ascoltare la voce dello Spirito, ed è nell’atteggiamento appena
accennato di soffiare lo Spirito santo.
Lo sfondo d’oro che avvolge il Volto indica
l’immersione della persona nella luce divina e come conseguenza è il
simbolo della luce divina che inonda di sé tutta la rappresentazione e
deifica l’umanità stessa di Cristo. Le striature giallo-oro sui capelli,
il bianco della croce, con l’oro e l’aureola, mettono in evidenza
l’atmosfera della luce divina e gloriosa che inquadra il Volto di Gesù:
nell’icona contempliamo il Volto trasfigurato e trasfigurante del
Risorto.
Il cerchio giallo-oro del nimbo
è sì luminoso ma non abbaglia, non violenta lo sguardo, proprio come fa
Dio che si fa conoscere dall’uomo senza violarne la libertà.
Questi elementi del Volto trovano unità nel
TAU, che prende forma
dalle arcate sopraccigliari e dal naso; il TAU tiene lontana ogni
punizione, diventa dono e soffio di vita: “Il Signore chiamò l’uomo
vestito di lino, che aveva al fianco la borsa da scriba, e gli disse:
Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un TAU sulla
fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che
vi si compiono” (Ez 9,3-4). Perciò, proprio attraverso la croce che Gesù
ha sul suo Volto può essere impresso il TAU sul volto di ogni uomo che
ha fame e sete di giustizia; ed egli sarà saziato .
CONTEMPLARE , MEDITARE L’ICONA
“Il giorno dopo Giovanni
stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su
Gesù che passava, disse: “Ecco l’Agnello di Dio!”
(Gv.1,35ss)
Prepariamoci alla meditazione “fissando lo sguardo
su Gesù” che Giovanni ci indica come Agnello di Dio venuto a
distruggere il peccato.
Facciamo con fede il
segno della croce e invochiamo lo Spirito.
“Due discepoli, sentendo parlare così Gesù, lo seguirono . Gesù
allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cercate?”. Gli
risposero: “Maestro, dove abiti?” Disse loro:” Venite e vedrete”.
Andarono dunque e VIDERO dove abitava e quel giorno si fermarono presso
di Lui”
Con volontà decisa
anch’io mi metto in cammino con quanti oggi sono alla ricerca di Gesù e
vogliono vederlo.
Visualizzo persone e popoli in ricerca, come me.
Guardo a lungo Gesù e lascio fluire pensieri affetti desideri impegni.
Esprimiamoli anche ad alta voce
Contemplo il suo Volto maestoso e dolce nel
contempo. Lascio che
il suo sguardo penetri tutti gli strati del mio essere e sciolga ogni
resistenza, ogni difesa, pregiudizio, separazione, paura…
Gesù mi guarda con amore
perché vuole trasformarmi, difendermi dal male e farmi uscire vittorioso
da ogni prova.
Gesù mi accoglie,
protegge, rassicura.
Mi guarda con occhi pieni di compassione e di comprensione.
Gesù mi ascolta.
Non
stancarti anima mia di contemplare il suo sguardo perché Egli è uno
sguardo che ascolta.
Non ha bisogno di sentire le mie parole, le mie
grida o le mie domande. Gesù mi guarda e mi ama. Mi guarda
partendo dal cuore. Legge dentro, sa di che cosa siamo fatti, siamo
suoi, gli apparteniamo! E guardandomi getta nel mio cuore e nella mia
vita fiotti di Vita nuova
invitandomi, poi, a fare
altrettanto con i fratelli.
Chiediti: quante
volte lo sguardo di Gesù è stato per me un monito a cambiare, a
convertirmi, a lasciarmi trasformare questo cuore di pietra?
So guardare il
fratello con lo sguardo di Cristo che “tutto scusa, tutto crede, tutto
spera, tutto sopporta” per noi? (1 Corinzi 13,7).
Signore,
pietà
Lasciati penetrare dalla luce del Volto di Gesù. Con i due
discepoli, fermati presso di Lui. La sua luce dorata è grazia che ti
rende nuovo, libero, in armonia con te stesso.
Se ora ti lasci inondare dal suo amore, anche in te nascerà il
desiderio della carità, di essere più buono, di cercare di
assomigliargli.
“Amatevi come io vi ho
amato” : più che un comando è un’aspirazione profonda che ognuno di noi
porta nel suo intimo, è il desiderio di poter vivere una vita decorosa,
intima e benefica per tutta l’umanità perché quando uno ha provato
l’esperienza d’essere amato, non può fare a meno di comunicarla.
Lo sguardo di Gesù lo
insegna: è solo l’amore che ci muove, dal profondo, ad essere migliori.
Gesù non ascolta tanto le mie parole, i miei pensieri o le mie promesse.
Lui legge nel cuore. E’ un Dio che tutto capisce e semplicemente ama .
Contempla Gesù che col soffio del suo Spirito vuole trasformarti, farti
diventare simile a lui. E’ importante scoprire che siamo davvero
chiamati a lasciarci tra sformare dall’amore di Dio, anche e solo
attraverso le piccole cose, gli incontri quotidiani, nonostante gli
sbagli e le debolezze umane. Solo così
l’amore di Dio prende carne in me e diventa testimonianza.
D’altra parte l’amore di Dio è così creativo che supera sempre la
nostra immaginazione:
ci fa agire nella nostra
semplice vita e la trasfigura
ci usa come strumenti,
anche se poveri, per ricreare il mondo
ci considera
come suoi collaboratori, perché nel mondo si viva da “salvati",
perciò simili a lui”.
Non distogliere mai gli occhi da questo Santo Volto. Egli ti chiama e sta a te dire di sì con coraggio e senza paura. Dobbiamo spesso ricordarci che chi segue Cristo segue un Dio morto in croce e risorto. Chi segue Cristo deve quindi abbracciare ogni giorno la croce per risorgere con lui.
Unisciti, dopo questo lungo sguardo d’amore, al
centurione presso la croce e dì
anche tu:
“Tu sei veramente il
Figlio di Dio!”
Ripeti a lungo questa
professione di fede.
Ed
ora ringrazia per il dono che hai ricevuto ed espandi al mondo intero
una benedizione.
Padre Nostro
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