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Visitazione
Tempera su tavola, 37x31
In quei
giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta
una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò
nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che
debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del
tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel
mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole
del Signore».
Lc 1,39-45

La fonte letteraria dell’iconografia della Visitazione è il Vangelo di
Luca (1,39-45). Le più antiche rappresentazioni di questa scena
risalgono ad alcuni affreschi del VI secolo. Rare sono invece le
immagini su tavola poiché il tema non rientra nel ciclo liturgico delle
feste bizantine.
L'icona celebra l'incontro di due maternità accolte nella fede: quella
della Madre di Dio, «vergine, promessa sposa di un uomo della casa di
Davide» (Lc 1,27), e quella della cugina Elisabetta, «sterile e avanti
negli anni» (Cfr Lc 1,7). L’evento – annuncia l’icona - si compie fuori
città: i palazzi infatti sono alle spalle. Le due donne si trovano in un
luogo verdeggiante, vicino ad un pozzo d'acqua viva presso cui, da un
ceppo antico, spunta un pollone: il germoglio di Iesse, rivelato dalle
promesse messianiche.
Il volto di Elisabetta è marcato da rughe profonde a testimonianza della
sua età avanzata e della potenza di Dio a cui nulla è impossibile ( cfr.
Lc 1,37).
La
lode è la prima nostra risposta alla meraviglia. Che cos’altro ci
rimane da fare di fronte al sublime se non lodare…? Quando mente e anima
si trovano in reciproco accordo, allora nasce la fede. Ma, prima, il
nostro cuore deve conoscere il tremito dell’adorazione.
Abraham Joshua Heschel