La Glikophilousa

Corsi di iconografia
Programma dei corsi
Calendario
Aggiornamenti
Pregare con l'Icona
Studi
Catalogo
Ecumenismo
Homepage


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 














Ultima Cena

Tempera su tavola, 60x59

 

 

Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.

1Cor 11,23-26

 

 

Ultima Cena

 

 

 

 

 

Le raffigurazioni dell’Ultima Cena, narrata da tutti i vangeli (Mt 26,17-29; Mc 14,12-25; Lc 22,7-38; Gv 13,1-38), erano già note in epoca paleocristiana. Tuttavia solo dopo la lotta iconoclasta trovano larga diffusione nell’arte bizantina, sviluppandosi in due tipologie principali: una asimmetrica, la più antica, in cui la figura del Cristo è in posizione laterale, ed una simmetrica, in cui il Signore Gesù appare al centro della scena, come nel caso di questa icona. Dettagli quali la posizione frontale del Cristo, il suo nimbo crocifero che sovrasta leggermente i discepoli, lo sfondo delle strutture architettoniche, enfatizzano ulteriormente il centro ideale della composizione e la drammaticità dell’evento che si sta consumando: la cena dell’addio, in cui l’Amore tradito si fa cibo e bevanda di salvezza, come canta l’inno di Cosma di Miuma: «Elargendo il sacramento ai suoi diletti, la vera Sapienza divina prepara una mensa che alimenta le anime e offre ai fedeli il calice della bevanda dell’immortalità».

 

 

 

 

Noi siamo invitati ad un banchetto, durante il quale riceviamo veramente il Cristo tra le nostre mani, lo introduciamo nella nostra bocca, lo fondiamo con la nostra anima, lo uniamo al nostro corpo, lo versiamo nelle nostre vene.

Nicolas Cabasilas

 

 

 INDIETRO