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Trasfigurazione
Tempera su tavola, 70x60
E noi tutti, a
viso scoperto, contemplando la gloria del Signore, veniamo trasformati
in quella medesima immagine, di gloria in gloria,secondo l’azione dello
Spirito del Signore.
2Cor 3,18

Il contenuto e il valore simbolico della trasfigurazione si basano sul
racconto dei tre vangeli sinottici (Mt 17,1-19; Mc 9,2-13; Lc 9,28-36).
Tema fondamentale è la luce che dà significato a tutta la scrittura
iconica, come afferma Florenskij: «a fondamento dell’icona c’è
un’esperienza di luce e compito dell’icona è riflettere la luce del
Tabor» . Per questo il monaco, benedetto dal Vescovo e designato ad
essere “scrittore di icone”, dipingeva per prima l’icona della
Trasfigurazione.
L'immagine compare per la prima volta sul mosaico absidale del monastero
di Santa Caterina al Sinai (VI sec.). Un modello che sarebbe rimasto
immutato nel tempo: il Cristo, e ai suoi lati Mosè ed Elia che
conversano con lui testimoniando la sua
teofania, viene raffigurato in una mandorla gloriosa sulla cima
del monte Tabor; nella parte inferiore sono visibili i tre discepoli
attoniti: Pietro, Giacomo, Giovanni, che cadono a terra folgorati dal
suo splendore.
La lievità dinamica dell’icona, i volti luminosi, la pacatezza dei
movimenti, le pose tanto innaturali dei personaggi, come sospesi,
rivelano la sublime nobiltà dell’ambiente divino riflesso nella natura,
luminescente di grazia.
Era salito
sul monte a pregare.
Aveva preso
con sé tre discepoli,
i testimoni
famosi dell' orto,
e come
sempre da solo pregava.
Mentre
pregava cambiò d'aspetto volto
e vesti
divennero un sole;
ma loro
erano oppressi dal sonno
come avvenne
nell'ora del sangue.
Cristo, per
noi è difficile sempre:
è sempre un
rischio sia Dio che il nulla:
fanno paura
la vita e la morte,
e la più
ardua impresa è pregare.
E dunque i
varchi passan pregando.
Nella
preghiera consuma 1'evento che trasfigura
e dona un
senso alle agonie più nere del mondo.
E mai
nessuno può dirsi sconfitto,
si aprono i
cieli, si adempie la storia,
e dalla nube
qualcuno ci parla:
e pure il
creato allora è di luce.
David Maria Turoldo