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La Samaritana al pozzo

Tempera su tavola, 44x33

 

 

Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

Gv 4,6-15

 

 

La Samaritana al pozzo

 

 

 

 

La composizione tematica dell’icona si basa sul Vangelo di san Giovanni (4,5-26) e raffigura il Cristo seduto al pozzo di Giacobbe, durante una sosta dal suo viaggio verso la Galilea, mentre conversa con una donna samaritana giuntavi per attingere acqua.

In quasi tutte le culture dell’antichità, e soprattutto in quella ebraica, l’immagine del pozzo ha un significato rilevante, addirittura è indice di sacralità perché assume in sé la sintesi dei tre ordini cosmici: cielo, terra ed inferi, e dei tre elementi: acqua, terra e aria. Stare al pozzo o recarvisi significa in qualche modo realizzare in sé un itinerario di salvezza risalendo i tre piani del creato.

In tal senso, la scena dell’incontro tra Gesù e la samaritana rimanda alla luminosità di una visione salvifica in atto, espressa, nella dinamicità gestuale degli interlocutori, dal Cristo, che indica alla donna il pozzo, e dalla samaritana che, con la mano protesa verso l’alto, manifesta piena disponibilità all’ascolto e alla fede. Insomma, siamo già nella dimensione dello spirito, come rivelano anche, alle spalle dei due personaggi, le montagne che abbracciano la città di Sicar che, con il loro tendere verso l’alto, simmetrici rispetto alla figura slanciata della donna, nella fierezza della sua dignità riacquistata, simboleggiano la teofania di Dio e l’elevazione interiore dell’uomo redento.

 

 

Come la calamita attira a sé la limatura del ferro e, tenendola unita a sé, ne magnetizza ogni particella, così Egli attira e tiene stretti a Sé, armonizza e divinizza i nostri istinti, i nostri desideri, le nostre passioni, i nostri sentimenti e i nostri pensieri. Con que­sta molteplicità, Cristo ricostruisce nel suo amore, in una unità im­mortale, la nostra anima.

François Mauriac

 

 

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