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Pantocrátor
Tempera su tavola, 45x34,5
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a
noi
e noi vedemmo la sua gloria.
Gv 1,1.14

Il tipo iconografico del Salvatore Acheropita (non dipinto da mano
d’uomo) si sviluppa nell’intreccio della leggenda del santo Volto:
Cristo stesso avrebbe impresso la sua effigie su una tela, il
mandilion, per inviarla ad
Abgar re di Edessa che, gravemente ammalato, aveva pregato Gesù di
trasferirsi nel suo regno.
In questa riproduzione dell’acheropita della Georgia notiamo la
luminescenza del mandilion giallo aranciato sullo sfondo, che inscrive il volto
nimbato del Cristo nella sua frontalità offerta al dialogo ed incline
alla compassione. Lo sguardo è intenso, assorto, colmo di mansuetudine
ed austera bellezza.
Una composizione maturata con particolare finezza spirituale e dolcezza
interiore, sobria nei tratti
che si stagliano nitidamente sullo sfondo, ed essenziale nel colore che
si percepisce come terra impastata di luce, segno dell’umanità assunta
per amore per essere trasfigurata dall’Amore.
Il suo viso non si può
dimenticare: un viso "umano"…Se dico che in quell'uomo è una perfetta
armonia, una serenità animata, un ardore pacato potresti comprendere ciò
che intendo? Non so trovare le parole adatte, ma mi pare di avvicinarmi
al vero, dicendo che il suo volto è il modello del volto umano, è un
volto come dovrebbero essere i volti degli uomini.
Tutti i tratti del volto del
Galileo sono ugualmente importanti: la sua fronte pensa, le sue narici
fremono di sentimenti repressi, la sua bocca... oh! la sua bocca ama,
non potrei esprimermi altrimenti. Dalle sue labbra finemente tracciate
non sgorga che un canto d'amore. La stessa cosa si può dire degli occhi:
sono neri come un pozzo, la cui profondità insondabile attira e seduce.
Jan Dobraczyński