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Nynphios o Cristo Sposo
Tempera su tavola, 33x28
Cristo
Gesù, pur essendo di natura
divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
Fil 2,6-11

Il tema iconografico di questa icona, che è un particolare di una
raffigurazione più ampia di Cristo Sposo, fa riferimento alle diverse
rappresentazioni della passione: la crocifissione, la discesa agli
inferi e la deposizione, oltre che essere un’interpretazione dell’inno
cristologico (Fil. 2,6-11).
Qui, soprattutto, si celebra
la suprema umiliazione del
Salvatore, sottolineata dalla dimessa nudità del suo corpo, e si
contempla la sponsalità sacrificale di Dio «che consuma le sue nozze sul
talamo della croce per generare dal suo sangue l’umanità redenta», come
cantano i testi degli Inni liturgici bizantini della Grande Settimana.
Stupisce la nobile quiete del
volto e induce, al contempo, ad intravedere nei tratti del dolore
consegnati alla morte i segni sfolgoranti della sua gloria radiosa:
paradosso di un mistero di sovrumana bellezza che ci attrae e ci
trascende.
Il fuoco nascosto è come spento sotto la cenere di questo mondo…
scoppierà e incendierà divinamente la corteccia della morte.
San Gregorio di Nissa