La Glikophilousa

Corsi di iconografia
Programma dei corsi
Calendario
Aggiornamenti
Pregare con l'Icona
Studi
Catalogo
Ecumenismo
Homepage



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 















Madre di Dio di Cherson

Tempera su tavola, 33x28

 

 

Io gioisco pienamente nel Signore,

            la mia anima esulta nel mio Dio,

            perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza,

            mi ha avvolto con il manto della giustizia,

            come uno sposo che si cinge il diadema

            e come una sposa che si adorna di gioielli.

Is 61,10

 

 

Madre di Dio di Cherson

 

 

 

 

 

L’icona è una variante iconografica della Hodighitría, colei che mostra la via, e della Eleoúsa, la tenerezza materna. Questo tipo rimanda a due icone antiche, con due diverse tradizioni: la prima, legata alla città di Cherson (Crimea), dove il principe Vladimir, che cristianizzò la Russia, avrebbe ricevuto il battesimo; la seconda pare risalga allo stesso apostolo Luca che la dipinse.

Madre e Figlio, uniti nell’abbraccio della tenerezza, tendono i loro volti  quasi accoccolandosi sul rotolo della Parola. Un protendersi che narra il  fiducioso abbandono al mistero dell’Amore – piena beatitudine - che li unisce nel dono totale di sé. Tra i due infatti c’è una sorta di tacita intesa rigata di serena fiducia, che ben traspare dalla luminosità interiore dell’incarnato e dalla florida giovinezza dei tratti. Non a caso l’ufficio del rito siro-antiocheno canta: «Fortunata sei tu, che hai portato, abbracciato, accarezzato, bambino, Colui che tiene tutti i secoli con la sua segreta parola. Fortunata sei tu, la cui pura bocca si è posata sulle labbra di Colui del quale i serafini non osano fissare il fulgore».

 

  

 

L'eterna Sapienza, il Verbo, il Verbo che era nel principio di Dio, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, la Ragione divina che ha presieduto alla Creazione, si è incarnato in una don­na, in una semplice donna, in Maria.

Miguel de Unamuno

 

 

  INDIETRO