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Madre di Dio di Cherson
Tempera su tavola, 33x28
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza,
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come uno sposo che si cinge il diadema
e
come una sposa che si adorna di gioielli.
Is 61,10

L’icona è una variante
iconografica della Hodighitría,
colei che mostra la via, e della
Eleoúsa,
la tenerezza materna. Questo tipo rimanda a due icone antiche, con due
diverse tradizioni: la prima, legata alla città di Cherson (Crimea),
dove il principe Vladimir, che cristianizzò
Madre e Figlio, uniti nell’abbraccio della tenerezza, tendono i loro
volti quasi accoccolandosi
sul rotolo della Parola. Un protendersi che narra il
fiducioso abbandono al mistero dell’Amore – piena beatitudine -
che li unisce nel dono totale di sé. Tra i due infatti c’è una sorta di
tacita intesa rigata di serena fiducia, che ben traspare dalla
luminosità interiore dell’incarnato e dalla florida giovinezza dei
tratti. Non a caso l’ufficio del rito siro-antiocheno canta: «Fortunata
sei tu, che hai portato, abbracciato, accarezzato, bambino, Colui che
tiene tutti i secoli con la sua segreta parola. Fortunata sei tu, la cui
pura bocca si è posata sulle labbra di Colui del quale i serafini non
osano fissare il fulgore».
L'eterna Sapienza, il Verbo,
il Verbo che era nel principio di Dio, per mezzo del quale sono state
fatte tutte le cose,
Miguel de Unamuno