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Madre di Dio Pelagonitissa

Tempera su tavola, 60x50

 

Il Signore tuo Dio in mezzo a te

            è un salvatore potente.

            Esulterà di gioia per te,

            ti rinnoverà con il suo amore,

            si rallegrerà per te con grida di gioia.

Sof 3,17

 

 

Madre di Dio Pelagonitissa

 

 

 

 

Questo tipo iconografico trae origine molto probabilmente dal Medio Oriente  e risulta piuttosto distante dalla rappresentazione solenne della Theotókos bizantina. Ebbe larga diffusione in Italia intorno al XIV secolo, ma per molti aspetti la sua storia resta, a dire di molti studiosi, un enigma irrisolto. Il Figlio è raffigurato nell’agile dinamismo del capo rovesciato e del corpo teso verso l’alto, in un movimento quasi brusco che sembra stridere con la delicatezza della mano che sfiora dolcemente il volto della Madre. Un flettersi simile sì al trastullo giocoso di un infante, tanto che gli iconografi russi chiamavano quest’icona “il gioco del Bambino”, puntualizzando in ciò la caratteristica affettiva ed emotiva di questa icona, ma anche simile al contrarsi nel dramma del dolore imminente. Non a caso lo sguardo della Madre è velato di mestizia e rimanda al tema iconografico della passione.

 

 

  

 

Maria avverte nello stesso tempo che il Cristo è suo Figlio, il suo bambino ed è Dio. Lo guarda e pensa: Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatto di me. Ha i miei occhi. La forma della sua bocca è la forma della mia. Mi assomiglia. È Dio, eppure mi assomiglia. Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio per sé sola. Un Dio bambino che si può prendere tra le braccia e coprire di baci. Un Dio che sorride e respira. Un Dio che si può toccare e che ride.

Jean-Paul Sartre

 

 

 

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