La Glikophilousa

Corsi di iconografia
Programma dei corsi
Calendario
Aggiornamenti
Pregare con l'Icona
Studi
Catalogo
Ecumenismo
Homepage


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 













Madre di Dio Galaktotrophousa

Tempera su tavola, 45x35

 

 

 

«Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso latte».

Lc 11,27

 

 

Madre di Dio Galaktotrophousa

 

 

 

 

 

La più antica tradizione iconica della Galaktotrophousa, “Colei che allatta”, si rintraccia in Egitto e Palestina. Non sorprende, se si pensa che questo tema era già conosciuto nel culto religioso copto, dove la dea Iside che allatta il figlio Horus godeva di grande popolarità. Sebbene a Bisanzio questa variante iconografica fu accolta con una certa perplessità perché ritenuta troppo naturalistica, anche se efficace per mostrare la verità dell’incarnazione, nel VII secolo, durante la sfida dell’iconoclastia, papa Gregorio ne promosse la venerazione, come attesta una sua missiva indirizzata all’imperatore Leone III Isaurico: «Tra le icone da venerare si trovano anche la rappresentazione della santa Madre che tiene tra le mani il nostro Signore e Dio e lo nutre con il latte».

Il particolare qui riprodotto esalta, attraverso la semplicità luminosa delle ocre, la bellezza interiore del volto della Madre di Dio, i suoi lineamenti sfumati e tondeggianti, lo sguardo dolcissimo e meditabondo che introduce con sommessa solennità al mistero della trascendente bellezza di Dio.

 

 

  

Ecco, osservo l’icona e dico dentro di me: è proprio Lei, non la sua raffigurazione, proprio Lei, contemplata attraverso la meditazione, con l’aiuto dell’arte iconica. Vedo la Madonna, la Madre di Dio in persona, come attraverso una finestra, e Lei prego, faccia a faccia, non la sua raffigurazione: è una tavola dipinta ed è la stessa Madre del Signore.

Pavel Florenskij

 

 

  INDIETRO