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Intimità del discepolo
Tempera su
tavola, 33x28
Dette
queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in
verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli
uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli,
quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon
Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si
riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse:
«Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò
un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a
Giuda Iscariota, figlio di Simone.
Gv
13,21-26

L’icona trae ispirazione dall’episodio biblico dell’ultima cena del
Signore durante la quale Gesù denuncia ai suoi discepoli il tradimento
di Giuda Iscariota, uno dei Dodici. In particolare, la scena ritrae
«quello che Gesù amava» (Gv 13,23), che la tradizione più volte ha
identificato con l’apostolo Giovanni, mentre, come suggerisce
letteralmente il testo originale, “era coricato sul petto” del Maestro,
nella semplicità schietta e confidenziale di una relazione intima, in
cui sembra addirittura rarefarsi la caligine oscura dell’evento
drammatico che è stato appena annunciato. «Giovanni – commenterà
sant’Agostino - beveva dal petto
del Signore i segreti dei misteri».
Anche noi, se vogliamo comprendere il mistero
nascosto in certi fatti e in certe parole di Gesù o relative a Gesù,
dobbiamo fare come il discepolo che Gesù amava: mettere il nostro
orecchio sul petto del Signore.
Origene