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Emmanuele

Tempera su tavola, 24x16,5

 

 

Il fanciulletto Gesù, all'età di cinque anni, stava giocando dopo la pioggia al guado d'un torrente. Raccoglieva le acque che scorre­vano in alcune buche. In un istante le rendeva limpide, solo con il proferire un ordine. Preparata soffice creta, formò dodici passeri. Era di sabato, quando compì la cosa suddetta. C'eran poi molti altri fanciulletti che giocavan con lui. Un giudeo, visto ciò che Gesù aveva fatto per gioco in giorno di sabato, se ne andò subito a raccontare la cosa a suo padre Giu­seppe: «Ecco, tuo figlio si trova al torrente»; ha preso creta e ha formato dodici uccelletti, profanando così il dì di sabato». Giuseppe giunse sul luogo e, visto il fatto, lo sgridò dicendo: «Perché fai di sabato tali cose che non è lecito fare?». Ma Gesù, battendo le mani ai passeri, gridò: «Via!». Quelli presero il volo e se n'andarono cinguettando. I giudei osservarono e ne furono strabiliati. Andarono poi a raccontare ai loro capi ciò che avevan visto compiere da Gesù.

Dai Vangeli apocrifi dell’infanzia

 

 

Emmanuele

 

 

 

 

 

Tra le fonti letterarie delle composizioni iconografiche non mancano i vangeli apocrifi, preziosa testimonianza della religiosità dei primi secoli, cui s’ispira anche questa icona nel particolare del miracolo dei passeri di fango sopra citato.

L’icona dell’Emmanuele (Dio-con-noi) dà rilievo alla dignità divina di Cristo come Figlio del Dio Vivente  e lo rappresenta in età infantile, simbolo «della deificazione della carne incontaminata e dell’incorruttibilità dell’Agnello offerto in sacrificio» (O. Étingof).

Il volto pensoso, la destra benedicente e il rotolo stretto nella mano sinistra rappresentano non le fattezze del bambino, ma la maturità virile dell’adulto consapevole: l’Infante è anche il Verbo di Dio, l’Eterno, riflesso perenne della Sapienza divina.

 

  

 

Hai sette anni e vai a scuola.

C'è odore di colla da falegname

nei tuoi vestiti.

Sai intrecciare il giunco

e condurre le capre;

Con un gesto semplice e dolce

ti piace accarezzare la fronte bianca di tua madre:

sei il bambino che io adoro,

sei il figlio del mio Dio.

René-Guy Cadou

 

 

 

 

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