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Buon Pastore

Tempera su tavola, 70x60

  

 

«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore». 

Gv 10,14-16

 

 

Buon Pastore

 

 

 

 

I

 

 

 

Tra il II e il V secolo la Chiesa elaborò il dogma cristologico sul fondamento dell’insegnamento apostolico che fu esemplificato nell’arte paleocristiana attraverso varie forme simboliche (la colomba, il pavone, le stagioni etc.) importate dall’immaginario religioso del paganesimo e svuotate del loro significato originario. Accanto ad esse, la figura del Buon Pastore, che traduce il concetto dell’amore di Dio verso l’uomo, rappresentato come il dio greco Hermes, simbolo dell’humanitas.

A quest’antica e sempre viva simbologia rimanda l’icona qui riprodotta in cui il Cristo, solenne ed imponente, rivela la sua misericordia portando su di sé la pecora perduta. «Ritrovatala – annota la fonte evangelica cui l’immagine si riferisce – se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta» (Lc 15,5-6).

 

 

 

Ciò che non è assunto non è guarito;

ciò che è unito a Dio è salvato.

san Gregorio Nazianzeno

 

 

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