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Cercavo qualcosa di bello, di grande, di infinito...

Risonanze dall'Eremo

 

di Anna Costa

 

Eremo di Crochi, 06/07 febbraio 2010

      Conversazione telefonica con mio figlio Francesco, che vive a Roma:

     -Dove sei, mamma?

Sono in una casa di accoglienza

     - Di extracomunitari?

No, di suore, in un luogo solitario

    - Ma, allora, sei in un eremo…

Si! Ed è bellissimo!

C’ero già stata, a Crochi, per un ritiro spirituale con la comunità  parrocchiale di Bovalino, alla quale appartengo, ma vivere alcune ore di meditazione e di preghiera insieme ad un gruppo di persone è ben diverso dal condividere due giorni di solitudine con le suore

 

  La vita è scandita dal ritmo della preghiera e del lavoro, in un contesto tutto particolare: l’eremo di Crochi, infatti,  è solitario e accogliente, silenzioso e allegro, monastico e familiare ad un tempo.

   Arrivo alle 10.00 circa, di un sabato di febbraio, con una amica, Francesca, che sta imparando a scrivere icone, anzi è già abbastanza esperta, ma non è periodo in cui le suore accolgono i loro amici iconografi nel grande laboratorio, per insegnare o perfezionare le loro capacità in questo particolare tipo di scrittura, che nasce soprattutto  da una preghiera profonda.

   Ci riceve, sorridente e gentile, mamma Lory, indaffarata in cucina, attenta a preparare un pranzo vegetariano per l’amica  che, per sua scelta, non mangia né carne nè pesce. Ci dice che è stata richiesta la sua presenza dalla figliola, suor Rossana, considerato che le altre due suore, la più giovane sr. Sandra e la più anziana, sr. Carmelita, sono in visita dai genitori

   Dopo un buon caffè, caldo e fumante, suor Renata, dolcissima,  ci indica le nostre camere, in cima alle scale, con la chiave appesa fuori alla porta e la stufa accesa, a riscaldare questa umida e fredda mattinata d’inverno. Essenziale l’arredamento: due letti – e penso a mio marito, che avrebbe potuto condividere con me questa “avventura” – un tavolino per poter scrivere, due sedie. Tutto qui, ma mi accorgerò che basta e avanza…

   Non sono venuta per imparare a scrivere icone, questo lo sanno anche le due suore…

E, allora, perché sono venuta?

   Ho sempre amato la solitudine ed il silenzio.

Quando ero giovane e sempre molto occupata, con una grande famiglia da accudire e tenti problemi da affrontare, solevo dire: Vorrei essere “dentro”una montagna, per non vedere e non sentire!

   Allora ero cristiana battezzata, ma vivevo lontana dalla Chiesa e, forse, anche lontana da Dio.

     Cercavo qualcosa di bello, di grande, di infinito…un po’ dovunque tranne che in chiesa, ma l’Infinito Dio dell’Amore ha trovato Lui il modo per raggiungere me, che lo fuggivo, senza conoscerlo.

 

Ho cercato il silenzio a san Giovanni Therestis, a colloquio con Padre Cosmas, dopo aver letto la “Filocalia” e altri scritti dei padri del deserto ed ho appreso che, per i Greci ortodossi, questa di Calabria è “terra santa”, nelle cui grotte i monaci si ritiravano in digiuno e preghiera.

  Si “ritiravano”…

 Ho iniziato, così, il mio dialogo con Dio, una quindicina di anni fa.

A Crochi, in due giorni, ho rivisitato tutta la mia vita tutta la mia storia, tra il fruscio delle querce ed il buio di una notte privata d’alcuna stella, tra  una tarantella suonata da un organetto in lontananza ed il canto delle suore “O Dio, vieni a salvarmi! Signore vieni presto in mio aiuto!”, tra salmi e  letture alle Lodi e ai Vespri.

   Suor Rossana si è presa cura di me, consegnandomi una sua meditazione sulla generosità di Pietro, una generosità tutta umana all’inizio, sbagliata, fondata solo sulle proprie forze; lo sguardo di Gesù, al triplice canto del gallo converte questa generosità di Pietro; ed è allora che egli  piange.

    Per tutta la giornata di sabato, inframmezzata da una breve parentesi conviviale, per festeggiare con una torta il compleanno di una delle ragazze che fanno catechesi all’eremo, ho confrontato questa generosità di Pietro con la mia “generosità”, con le mie antiche affermazioni e con le mie azioni di sempre.

  Perdonami, Signore!

  Ho pregato e appuntato le mie meditazioni, rileggendo i brani del Vangelo richiamati nel testo di sr. Rossana, muovendomi tra la piccola cappella, il giardino e il il laboratorio, dove Francesca scriveva la sua ultima icona, guidata da sr. Renata e sr. Rossana preparava le tavole di legno nudo, in attesa dei corsisti di marzo.

   La giornata finisce presto, al piccolo eremo: alle 20.00 ognuno si ritira in camera.

Con tanti nuovi, graditi pensieri che mi attraversavano la mente, mi sono addormentata felice, rallegrata dalla voce della pioggia in un profondo silenzio, anche i tuoni, qui, sembrano meno minacciosi.

   Al mattino della domenica, dopo la Messa celebrata nella piccola frazione di San Nicola, non priva di fascino e di semplicità, ero pronta per conversare con  questa straordinaria amica di Gesù Cristo e amica nostra,  suor Rossana, appunto.

   Nello studiolo attiguo al laboratorio le ho raccontato del mio primo figlio nato-morto, Teodoro, “dono di dio” in greco, e di questo figlio ora lontano e tanto amato, dei miei slanci e delle mie cadute…Ci sono giunte le voci di gioia di Francesca che salutava mio marito, invitato a condividere il pranzo con noi. Anche lui è rimasto affascinato dal luogo, da questa comunità, da questa vita.

   Anche noi abbiamo trovato un posto dove “ritirarci”. Il nostro deserto.

Ci torneremo, insieme …

“Il regno di Dio è vicino”, ha detto il Signore.…

A Crochi è “più” vicino!