Immagine 1 Monte Caporale - I cuochi sottosopra preparano cibi succulenti per un assaggio prelibato
Una vacanza nella Locride: cosa si vive e si sperimenta… di Sara Tullo Questa è la nostra quarta estate in vacanza nella Locride,  presso una comunità monastica diocesana nata nel 2002 sotto la  benedizione di Padre Giancarlo con l’intento di portare speranza in  questa terra di Calabria in cui allo svantaggio geografico e del  territorio, per lo più montuoso, si aggiunge il sopruso dei prepotenti e  della criminalità organizzata di cui la gente semplice, povera ed  indifesa per la scarsa presenza dello Stato e delle istituzioni fa le  spese perdendo ogni speranza in un futuro, libero da ricatti e  condizionamenti, da poter vivere nello stesso luogo in cui si è nati.   La comunità, che prende nome “Sorelle di Gesù”, è formata da  quattro suore ed una postulante e si è stabilita in un fazzoletto di terra  circondato dai boschi in una contrada di Caulonia. Con la loro  presenza in questo luogo e la loro vicinanza alle famiglie portano  speranza. Ne abbiamo prova ogni anno vedendo crescere il numero  dei fanciulli che partecipano, in concomitanza con il periodo della  nostra vacanza, all’estate ragazzi che le suore stesse, insieme ad un  gruppo di catechiste, hanno proposto e nella quale anche noi veniamo  coinvolti, insieme ad un’altra famiglia di Roma.   Il titolo dell’estate ragazzi di quest’anno era “Sottosopra, come  in cielo così in terra” ed era finalizzata a creare gruppo tra i ragazzi  del posto e noi che eravamo lì per le vacanze attraverso attività  ricreative e di conoscenza della Parola, grazie alla recita di alcune  Parabole e la successiva riflessione con i ragazzi stessi. Le nostre giornate erano così scandite dal ritmo della comunità  (che naturalmente non è imposto, né ha modificato particolarmente il  nostro stile di vita): alle 8.00 eravamo in chiesa a recitare le lodi, alle  8.30 facevamo colazione tutti insieme, alle 9.15 alcune suore si  dedicano a preparare i pasti per il giorno, altre nel laboratorio de “La  Glikophilousa” a realizzare le bellissime e preziose icone o a  organizzare le “settimane della spiritualità” per le persone che  intendono fare un cammino di preghiera realizzando l’icona (che è  venire fuori dalle tenebre camminando verso la luce; cioè partendo dai  colori scuri per arrivare ai più chiari fino a far emergere i lineamenti del  volto e gli altri particolari. È dunque un viaggio interiore fino a far  trasparire sul proprio volto e quello dell’icona l’immagine di Dio stesso  che è luce). Noi famiglie, invece, insieme con i ragazzi del posto e le loro  catechiste partivamo per il mare. Alcuni di loro erano timorosi ma  anche entusiasti di poter fare questa esperienza poiché non erano mai  stati al mare nonostante l’avessero a mezz’ora di viaggio in auto da  casa. Così abbiamo visto la curiosità nei loro occhi e la felicità nello  scoprire che non dovessero preoccuparsi di fare il bagno senza  salvagente, ma dopo i primi giorni erano già in grado di mantenersi a  galla. Erano pieni di gioia perché ogni volta scoprivano di avere tante  capacità che non conoscevano, alle volte perché non ne avevano fatto  esperienza, altre perché si sentivano giudicati o derisi dei loro risultati.  Andrea, il papà di Roma, li incoraggiava nel lasciarsi andare in acqua  e spiegava loro come nuotare. Alcuni si sono fidati ed hanno imparato  a nuotare. Dopo le nuotate e i bagni, si tornava a Crochi per il pranzo.  Ci ritrovavamo alle 15.30 per la messa in scena delle Parabole, i  giochi e le attività di pittura, ballo o bricolage; questo per quattro giorni  alla settima. Man mano che i giorni trascorrevano ci accorgevamo che  dopo le attività restavamo sempre più tempo a chiacchierare e  scherzare; il clima familiare che si era creato ci faceva restare con  piacere insieme ai nostri nuovi amici. Abbiamo poi avuto modo di  conoscerci meglio martedì, quando abbiamo trascorso un’intera  giornata insieme in montagna. Qui le suore avevano previsto una  “Gara di cuochi”: ogni squadra ha preparato un piatto per poi  condividerlo durante il pranzo. È stato bello vedere tutti impegnati per  un unico fine, preparare gli antipasti “all’italiana” perché con i loro  ingredienti riportavano i colori della bandiera d’Italia in onore del 150^  anniversario dell’unità della nostra patria, nella quale ci riconosciamo  fratelli; prendere la legna per accendere il fuoco per la carne e  preparare la tavola ornandola con ciò che trovavamo sul posto (le  foglie di castagno, nelle mani dei bimbi, sono diventati pass  personalizzati per entrare; origano e fiori raccolti sulla montagna erano  addobbo per il tavolo). In questa occasione abbiamo potuto conoscere  anche le paure dei ragazzi dovute ai frequenti incendi appiccati nelle  loro zone e per le quali fanno affidamento solo sulle parole dei loro  genitori. Abbiamo però sperimentato anche la loro spontaneità e  semplicità e il loro bisogno di coccole e di complimenti. Mi sono  sorpresa nel vederli giocare sicuri del fatto che tutti erano leali e  rispettosi delle regole.  Questo è ciò che abbiamo fatto ma non è importante quanto ciò  che abbiamo vissuto interiormente e porteremo con noi in un futuro.  Inizialmente, quando le suore ci hanno parlato dell’estate ragazzi, io e  le mie sorelle non siamo state molto entusiaste, volevamo riposarci e  goderci il mare e la tranquillità dell’eremo. Poi io ho cambiato idea e ho  trascinato Martina, la più piccola, che aveva già trovato un amico nel  ragazzo di Roma. Siamo arrivate un po’ titubanti e tese perché non  sapevamo cosa aspettarci ma dopo poco tempo ci siamo inserite con  tranquillità nel gruppo e abbiamo imparato qualche nuovo nome. Il  giorno dopo la voglia di  partecipare era tanta ma non abbastanza per  coinvolgere l’altra sorella che voleva restare tranquilla all’eremo. La  gioia dei bambini per le varie attività che svolgevamo era tanta da  coinvolgerci completamente. Arrivato il martedì noi avevamo già stretto  amicizia con gran parte dei ragazzi e sapevamo che partecipando alla  gita con loro avremmo potuto intensificare le relazioni create; quindi  abbiamo convinto Alessandra che poi si è trovata molto bene e a suo  agio con il nuovo gruppo.   Così, tra un gioco e una caccia al tesoro, tra l’ascolto della  spiegazione e la recita di una Parabola, tra la pittura e il bricolage, tra  una risata e una gita in montagna ho conosciuto tanti sorrisi, tanti  sguardi curiosi e sinceri, pieni di dignità e trasparenza, ho spalancato  le porte del mio cuore, senza neanche rendermene conto ma per  opera dello Spirito Santo, a tante nuove realtà che mi hanno  affascinata e hanno caricato il mio cuore di gioia, di affetto e di  bellezza. Attraverso i loro volti mi hanno reso partecipe della loro  storia, del loro entusiasmo, della loro voglia di novità, della loro voglia  di stare insieme e farsi conoscere. Con ognuno ho fatto qualcosa di  diverso, ognuno mi ha trasmesso emozioni diverse ma con tutti sono  stata bene e siamo riusciti ad istaurare, nonostante il poco tempo a  disposizione, un rapporto di affetto e profonda fiducia nelle buone  intenzioni dell’altro. Alla fine della vacanza eravamo tutti emozionati  per la Grazia che il Signore ci aveva offerto di vivere in quei giorni,  permettendoci di ritrovare lo stare insieme nella famiglia, con gli altri,  con Lui. Consiglio di cuore un’esperienza come questa per chi ha  bisogno di Luce.