Il Natale a Crochi
Ci siamo scaldati allo stesso fuoco

di Loredana Masini
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Negli ultimi  5 anni  siamo andati (la mia famiglia ed io) a trovare le suore del piccolo eremo delle querce a Crochi in Calabria  per almeno 15 giorni d’estate, vivendo insieme a loro e ai ragazzi della contrada.

Ci siamo resi conto che tutta la contrada vive dei momenti forti, educativi e costruttivi per loro, per la crescita psico-fisica, spirituale personale e di comunità ogni volta che riesce a riunirsi. Già il fatto stesso di riunirsi sotto il tetto delle suore o all’aria aperta d’estate, alla fiumara, li aiuta molto. Tutti ne escono rafforzati profondamente e personalmente e ne esce rafforzata l’intera comunità.

Questi momenti sono seminati settimanalmente durante l’anno scolastico con gli incontri di catechismo,  e durante le feste estive con incontri di recupero scolastico, di giochi all’aria aperta, e nelle feste natalizie con la preparazione del presepe vivente,

Quest’anno, durante l’estate, vedendo l’entusiasmo dei ragazzi e la loro voglia di renderci partecipi al loro presepe vivente, avevamo promesso e messo in conto di tornare  anche a Natale nonostante i nostri giorni a disposizione fossero di meno.

Dovevamo partire il 26  dicembre dopo aver celebrato e festeggiato “il Natale con i tuoi” e invece alla fine, il  24 sera abbiamo riunito a casa nostra a Roma le nostre famiglie (sia mia che di mio marito) e così, invece del 26 ci siamo resi liberi di partire il 25, proprio  il giorno di Natale.

Abbiamo fatto il pranzo di Natale mangiando i sempre numerosi  avanzi della vigilia (fortuna che è vigilia e bisogna stare leggeri …) in macchina  in un benzinaio dell’autostrada Salerno Reggio-Calabria.  Fuori c’era la neve. Perfetto per il Natale no?!

Nella mia testa frullavano tante idee. Prima di tutto mi chiedevo perché stavamo facendo 8 ore di macchina (trovando anche la neve) per andare  dalle suore di Crochi d’inverno se finora dicevamo di andarci perché il mare era bello o in questo caso perché c’era il presepe vivente.

Sapevamo benissimo che non avremmo visto né il mare né il presepe vivente.

Quest’anno infatti le suore invece del presepe avevano organizzato  la novena di Natale andando in giro per le contrade con i ragazzi, visitando le varie abitazioni e pregando insieme a loro.

Nei giorni che andavamo noi ci sarebbe stata inoltre una gara di disegno sul tema del Natale e della pace …. Un successone !!!

Le suore,  tempo fa, avevano avuto in dono, da una signora che scrive le icone, 13 coppe e 100 medaglie avanzate da varie gare organizzate a Roma

Sono state tolte le etichette che lasciavano intuire la provenienza e il tipo di gara e sono state sostituite con la scritta “Giovani artisti di Crochi”.

Si era sparsa la voce di questa gara e già i ragazzi a  casa si stavano preparando.

  • Francesco Pio e Stefano (9 e 12 anni) si sono fatti comprare dai genitori 2 fogli grandi da disegno (il centro abitato più vicino e quindi il possibile negozio più vicino è a 7 km di “strada”) e hanno disegnato la loro casa con tanto di firma e scritta “la mia casa”.

  • Samantha (12 anni) la figlia di un operaio che lavora come muratore lì dalle suore , la mattina veniva da Caulonia (7 km) con il papà alle 7 e si metteva su un tavolino e cominciava a disegnare

  • Elisa e Matteo (12 anni) e Dilan (17 anni) venivano all’eremo dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30 per ritrovarsi a disegnare e giocare  con Angelo (10 anni), nostro figlio

  • Angelo che a scuola non vuole mai disegnare allettato dalle coppe ha fatto ben 6 disegni.

  • Alessandra (22 anni) madre di 3 piccoli bambini di 2-3-e 4 anni è venuta lì con alcuni dei suoi figli e altri nipotini figli della sorella (coetanea) e ha disegnato rilassata e felice. Ha attaccato stelline e fatto disegni molto colorati, usando fogli arancioni, colori brillanti e gestendo i suoi bambini.

 

Partecipare alla gara era facile: bastava venire dalle 15 alle 18 del 27 e 28 dicembre all’eremo e sedersi nella grande sala delle icone a disegnare .

Dalle 15 alle 16.30 si disegnava, poi si faceva una merenda e poi si giocava a tombola con ricchi premi tipo giochi, libri, madonnine fatte da una signora, caramelle, cioccolate e torroni.

Avevamo preparato due grandissime tavolate e avevamo lasciato la terza tavolata con sopra una grossa icona da ultimare (raffigurante l’ultima cena grande circa m 2,50 per 1)  ma ad un  certo punto, visto che i ragazzi continuavano ad affluire numerosi, abbiamo preso la grande icona da ultimare e, in 4, portandola sulla testa, l’abbiamo adagiata sul tavolo del  refettorio.

Abbiamo così fatto più spazio ai 40/50 ragazzi  giovani artisti di Crochi.

I disegni consegnati venivano attaccati sulle 4 enormi vetrate doppie della sala (alla fine non c’era più posto e venivano attaccati ovunque.)

Le suore mettevano a disposizione fogli da disegno bianchi e colorati, matite colorate,  pennarelli, porporina, stelline ,farfalline, bucatrici a forma di stella, manina, cuore, modelli già disegnati , solo da ricalcare su carta trasparente o sul vetro o fotocopiati e solo da colorare.

Il tema era il  Natale  e quindi … giravano per la sala un a miriade di fotocopie di figure di re magi, pastorelli, bambinelli, madonnine e il tutto nelle varie versioni colorati e uniti tra loro dalla più grande creatività mai vista perché spontanea, genuina e non influenzata da mode, modelli o giudizi.

Il materiale era niente .. era la sala stessa delle icone ad essere la scenografia più buffa.

La sala delle icone è una bellissima sala perfettamente pulita e curata nei minimi particolari,  piena di boccettine di vetro con le diverse sfumature di polvere colorata.

Alle pareti ci sono moltissime icone tutte bellissime e piene di valore artistico, spirituale ed economico.

L’oro presente nelle icone attaccate al muro e immagino anche in qualche cassetto era splendente .. ma non erano splendenti anche quei 40/50 ragazzi dai 3 ai 22 anni che erano lì riuniti ?  Non era un gioiello anche il bambino che aveva vinto a tombola la sognata macchina rossa gigante? E che si aggirava per la sala delle icone tutto concentrato nella sua macchinina?

Anche le coppe e le medaglie scintillavano ma erano niente a confronto degli occhi dei ragazzi premiati .

Tutti, dico tutti, hanno portato a casa  una coppa a famiglia e una medaglia.

Suor Rossana ha animato il momento della premiazione (iniziato dalle 18 dell’ultimo giorno di gara) facendo salire i ragazzi sulle sedie e facendo consegnare medaglie e coppe a genitori o altre persone della contrada oculatamente e terapeuticamente scelte da lei che conosce le dinamiche di gruppo.

 

Non so descrivere l’atmosfera e nemmeno le foto rendono l’idea.

So solo che abbiamo imparato tanto.

 

Abbiamo imparato che:

  • nelle famiglie della contrada c’è più il senso comunitario. Nelle nostre famiglie si vive più vicini ma più isolati, con meno rapporti interpersonali,  In città c’è più possibilità di comunicazione perché si vive fisicamente più vicini (nei palazzi, negli uffici),c’è più concentrazione demografica, c’è più possibilità di comunicazione attraverso telefonini, e-mail, punti di incontro, facebook, ma c’è molto più individualismo anche in famiglia, tra fratelli. Lì a Crochi invece, in più occasioni abbiamo notato questa cosa e in particolare durante la tombola, abbiamo visto una cosa bellissima. Ad un certo punto una quaterna è stata vinta da Lory, la mamma di suor Rossana,  e lei ha devoluto il suo premio a un bambino di nome Ilario. Gli altri bambini a quel punto non hanno urlato : “Non è giusto!” oppure “Lo voglio io!” oppure  “A me!, a me!” come mi sarei aspettata.. ma hanno battuto le mani a ritmo urlando “LO-RY, LO-RY!”. Erano tutti contenti che Lory avesse fatto questo bel gesto e che  il premio fosse andato a  uno di loro. In particolare mi ha colpito Stefano (12 anni) che era proprio contento e batteva le mani molto forte. Le sue mani sono piene di calli come un grande perché alla sua età è già responsabile dei suoi fratellini e nipotini più piccoli. Il giorno di Santo Stefano lo abbiamo cercato telefonicamente per fargli gli auguri ma stava in giro per i boschi con la mamma a fare legna per il camino Non ne hanno trovata molta perché avevo piovuto e quella poca che hanno trovato era bagnata.

  • Nella contrada c’è un senso della religione molto forte. Diversi bambini sono venuti da me a cambiare dei libri (belli, non noiosi, a mio parere adatti alla loro età ) che erano stati vinti durante la tombola. Li volevano cambiare con immagini e statuette sacre a portachiave o a quadretto.

  • Ho imparato che lì’ a Crochi i ragazzi stanno insieme e si divertono anche se uno  ha 6 anni e l’altro 18. Qui a Roma anche tra fratelli spesso non sanno giocare insieme. Ognuno è portato e abituato a vivere con i propri coetanei. Dall’asilo nido alle scuole superiori e università siamo abituati a frequentare e vivere la maggior parte delle ore della giornata con i nostri coetanei.  Siamo raggruppati per età. Anche in vacanza al mare o alle settimane bianche gli adulti fanno una vita e i bambini sono raggruppati per età in varie attività nei vari baby club affidati ad un “responsabile professionista” . Lì ,cominciando dall’infanzia che la trascorrono non al nido ma in famiglia, stanno in contatto continuamente con i fratelli, cugini, genitori, nonni e vicini di casa. Hanno così la naturale propensione a, non dico ad accettare, ma a conoscere il diverso e quindi accettarlo.

  • I ragazzi collaborano molto all’interno della famiglia.a differenza dei nostri Questi pensieri sono stati condivisi anche con altre persone presenti all’eremo che avevano esperienze anche di altre città o paesi più al nord.

Mi è venuto in mente il libro di Enzo Bianchi “Il pane di ieri “ in cui si dice di un proverbio “il pane di ieri è buono domani” volendo significare anche che la cultura di una volta è buona anche per il futuro. In calabria il tempo sembra essersi fermato a confronto della velocità con cui il nord si è “evoluto”. Io penso però che più che mai oggi abbiamo bisogno di tornare indietro e imparare da loro.

Forse a livello volontario non lo fa nessuno ma quando ti trovi in un periodo di crisi come lo sta attraversando il nostro paese allora sei costretto a fermarti e guardare. Guardare questa gente che a livello economico è senza lavoro e non in cassa integrazione come lo è la nostra famiglia in questo momento. Intere famiglie che vivono solo di qualche pensione di anzianità e dei frutti della terra.  Continuano a vivere in queste contrade isolati dal “mondo” (qual è il mondo vero?) perché è l’unica cosa che hanno, l’unica”casa “ che hanno e l’unica terra che hanno. Lavorando la terra hanno di che mangiare altrimenti non hanno niente. E questo lo sanno benissimo tutti i bambini dal 1 anno di vita. L’ attaccamento alla loro terra è fortissimo e non potrebbe essere altrimenti visto che è il loro sostentamento. Sono molto poveri economicamente e lo sono da sempre quindi non hanno accumulato, messo da parte, c’è talmente tanta disoccupazione che sono tagliati fuori anche dagli ammortizzatori sociali, sono semplicemente dimenticati dalla società .

Voglio dire che di loro ammiro la capacità di sopportazione, la forza che trovano per andare avanti., la gioia delle piccole cose, la resilienza nonostante tutto. Sembra il mito greco del vaso di Pandora.

Dal vaso di Pandora esce tutto: malattie. sofferenze ecc.. ma dentro rimane sempre la speranza.

 

 

Ce ne ritorniamo a Roma carichi di tutti questi pensieri e carichi di doni delle varie famiglie :arance, limoni, olio, vino, noci, bistecche di maiale

Ce ne siamo tornati a Roma  con  il viso sereno e disteso e con un cero da accendere nel nostro presepe

Dentro sento  tanta pace e lo spessore vero della vita.

Cosa abbiamo fatto a Crochi?

- ABBIAMO VISSUTO!

- Abbiamo vissuto con le suore e con le bellissime persone che sono venute all’eremo dalle varie contrade

- Abbiamo VISSUTO IL NATALE e la festa della famiglia che passa sempre inosservata

Durante la messa del 26 la nostra famiglia è stata chiamata a portare le fedi e il cero all’altare al momento dell’offertorio.

E’ stato un bellissimo momento.

Ogni volta rimango sbalordita di come le suore diano tutte se stesse e quello di più prezioso che hanno e lo mettano a disposizione e di come offrendo 1 ne ricevi 1000. Le suore ne pensano 1 , ne sognano 100 e ne realizzano 1000.  Nel cuore poi ne hanno altri 10.000 di sogni e quando guardano un uovo, per esempio, già vedono la gallina. Quando ti guardano in volto già ti leggono dentro. Penso che hanno dei talenti incredibili, forse  a forza di scrivere icone capiscono bene i tratti del viso e gli atteggiamenti e leggono dentro le persone. Sarà sicuramente questo ma siccome anche le altre suore che non scrivono icone (almeno non così spesso) hanno questi talenti, forse hanno gli occhi della fede e vanno direttamente al cuore e non si fermano alle apparenze

Mio figlio dice che le suore vivono nel futuro perché ci hanno detto che volevano aprire una biblioteca per ragazzi, noi abbiamo portato tanti libri per loro e quando siamo arrivati ci siamo resi conto che la biblioteca la stanno costruendo nel senso che  stanno fisicamente stanno gettando le fondamenta. Vogliono costruire una grande sala punto d’incontro per i ragazzi in cui appunto si possa fare una biblioteca, catechismo, giochi, video, computer come ausilio per lo studio ecc.

Io penso che hanno  le noccioline di super Pippo che quando ne mangia una vedeva tutto come ai raggi x. Vedeva dentro le cose.

Sono andate a vivere a Crochi, in mezzo al deserto, nel profondo sud, in una realtà sociale difficile, lontano da tutto (mi colpisce sempre che il primo cassonetto della mondezza lo trovi  a 7 km) . Hanno cominciato da poco (per non dire niente) e già hanno fatto tanto partendo dal qui e ora. Adesso c’è bisogno di fare qualcosa per i ragazzi …? Facciamolo !  Adesso c’è bisogno di quest’altro ? facciamolo! Non si mettono paura di niente. Costruiscono dal nulla nel vero senso della parola e già c’è una vera comunità. Desideravano solo un aiuto , un’altra vocazione. … E’ arrivato anche quello: Il 2 gennaio verrà a vivere con loro Gina, una giovane che vuole vivere con loro.

Non abbiamo mai acceso un falò ma ogni volta che vado a Crochi ho la netta sensazione di aver vissuto alcuni  giorni intorno ad un falò con tutte le persone della contrada. Essersi riscaldati e visti alla luce dello stesso fuoco.

 

Ciao a tutti

Loredana Angelo e Andrea