Fernati sul monte alla presenza del Signore” (1Re 19,11) La Professione perpetua di suor Sandra «L’arco dei forti si è spezzato, gli umili si vestono della tua forza. Grande è il nostro Dio!»… Il coro – messo su da Sr Renata insieme alle ragazze delle contrade e a Marta che ci ha sostenuto con la musica – comincia appena a intonare le prime  parole del canto, per dare inizio alla processione d’ingresso in cui la giovane  professa è accompagnata da una Sorella, Sr Rossana. Finalmente, con  grande gioia di tutti, il giorno della professione è arrivato per offrirsi a ciascuno di noi – parenti e amici venuti persino dal lontano Trentino e da Roma – come  piccolo dono del Cielo che ancora oggi ci portiamo dentro. La celebrazione – avvenuta alle 16.00 del pomeriggio – si è tenuta nel vicino  Santuario del SS. Nome di Maria, alla presenza di Mons. Giuseppe Morosini,  vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, di don Donato, il nostro parroco, e della nostra gente, accorsa assai numerosa a rendere grazie al Signore per questo  giorno di festa. Una partecipazione viva e commossa a cui si aggiunge la  preghiera della Chiesa celeste nella intercessione dei Santi, tra cui quelli che  hanno testimoniato l’Amore di Cristo proprio in questa nostra terra di Calabria: San Bruno, San Nicodemo da Mammola, San Leo d’Africo, San Giovanni  Theriste, San Francesco di Paola, solo per citarne qualcuno. In comunione con la Chiesa, Suor Sandra, in ginocchio davanti alla Superiora e a due sorelle di  voti perpetui in qualità di testimoni, pronuncia la formula di professione  perpetua che la unisce per sempre con i voti di castità, povertà e obbedienza  alla Chiesa di Locri-Gerace e ai fratelli «per piacere a Dio, secondo il Vangelo  di Cristo» (San Basilio Magno), secondo il carisma di San Basilio Magno e gli  insegnamenti dei Santi Padri, indicati dallo Statuto e dalle Costituzioni della  Comunità monastica delle Sorelle di Gesù. Subito dopo, in un momento di  grande partecipazione silenziosa e solenne, il Vescovo recita la preghiera di  benedizione sulla Sposa di Cristo, attratta dalla sua infinita divina Bellezza. Il santuario, traboccante di tanta gente, è divenuto improvvisamente un’unica  grande famiglia umana, come ha detto il nostro vescovo quando –  richiamandosi alla scelta della vita consacrata come rivolta e donata al popolo  di Dio, e quindi anche alla gente del nostro territorio, secondo la tradizione  degli antichi monaci basiliani – ha sottolineato che tra la famiglia di origine di  Sr Sandra e quella nuova non può che esserci continuità fino ad essere,  entrambe, un’unica famiglia dagli innumerevoli volti che sono irradiazione del  Volto di Cristo la cui bellezza divina ci brucia dentro fino a trasformare tutto il  nostro essere. È curioso, inoltre, il fatto che il giorno della professione  perpetua, in cui si fa memoria di San Gaetano, il papà di Sr Sandra festeggia  l’onomastico: due momenti uniti nell’unico abbraccio del Padre che guarda  all’intera famiglia umana riunita nel suo nome.  Finita la celebrazione, la festa prosegue all’Eremo dove ci ritriovamo per un  conviviale momento di amicizia con tutti gli invitati alle nozze della Sposa:  bambini, i ragazzi del catechismo di Sr Sandra e tutti gli amici della Comunità.  Qui, tra giochi e balli, una simpatica mongolfiera, ideata dalle nostre ragazze,  attende sul prato per solcare il cielo appena liberata di quei pesi che la  tenevano legata, imbrigliata sulla terra. Un augurio, caro e suggestivo, delle  nostre ragazze per Sr Sandra, perché nel nuovo cammino che l’attende, giorno per giorno, riscopra quella leggerezza dell’essere che la fa sostare davanti al  Signore nella libertà di essere da Lui amata amando: «Fermati sul monte alla  presenza del Signore» (1Re 19,11). Ed è quanto di più bello possa esserci nella vita quando l’anima, che si è  donata alla divina bellezza di Gesù Cristo, respira tutto intorno un’infinita gioia  che la fa essere un tutt’uno con la gente, con la bellezza di questa terra di  Calabria così ricca della presenza di Dio, perché «L’Amato è le montagne, le valli solitarie e ricche d’ombra, le isole remote, le acque rumorose, il sibilo dell’aure amorose; è come notte calma molto vicino al sorger dell’aurora, musica silenziosa, solitudine sonora, è cena che ristora e che innamora» (San Giovanni della Croce)