Un affresco bizantino
La Deesis di San Zaccaria a Caulonia
da Itinerari cauloniesi.Guida storico-artistica, a cura dell'Amministrazione Comunale di Caulonia, Locri 1999.

L'affresco è una delle poche testimonianze di quel patrimonio
artistico "che molti secoli di monachesimo orientale hanno prodotto
ed accumulato in Calabria, in specie dopo il mille". L'opera è
tutto ciò che rimane dell'antica chiesa di San Zaccaria, edificata
secondo la tradizione per volere di un ebreo di nome Simone convertitosi
al cristianesimo, danneggiata dal terremoto del 1783 e quasi totalmente
distrutta da quello del 1908. Oggi dell'antica chiesetta, come abbiamo
già detto, rimane soltanto l'abside affrescato ed il suo stato di
conservazione, già deplorato dal Morisani nel 1962, non ha fatto altro
che peggiorare ulteriormente. L'opera, databile alla prima metà del
1200, raffigura Cristo benedicente, con gesto ortodosso, in trono tra
la Madonna e San Giovanni (motivo iconografico questo che da
Costantinopoli si diffuse in gran parte dell'area mediterranea).
Nel volume
tenuto dal Cristo con la mano destra è riportato in greco, con le parole
abbreviate, parte del versetto 12 cap. VIII del Vangelo di San Giovanni:
"Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nel buio".
Accanto ad ogni figura compaiono, inoltre, sempre in lettere greche, le
consuete sigle che indicano i personaggi raffigurati. In basso poi, tra
la Madonna ed il Cristo, si scorge una lunga frase, sempre in caratteri
greci medioevali, oggi in buona parte non leggibili, ma che illustri
studiosi hanno tradotto: "Ricordati Signore, del tuo servo Nicola
Pere sacerdote, concedigli la resurrezione". Lo stile dell'opera è
di una certa qualità, evidenziata sia dall'impostazione delle figure,
sia dalla fermezza del "ductus" pittorico come pure dall'uso della gamma
cromatica, che ancora in parecchie parti rivela morbidezza e varietà
tali da far pensare al Morisani che il suo artefice sia stato educato
nelle botteghe di Costantinopoli.