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L’Icona ‘dice’ la Parola
Alessandra Trinca
allieva
iconografa
Ho conosciuto il mondo delle Icone da
giovane adulta, con un cammino di fede già avviato, una scelta
di vita fatta (ero sposata, poi ho avuto due figli), delle
scelte importanti in maturazione (con la mia famiglia siamo
stati in missione per quasi quattro anni).
Il mio impegno con l’Icona era
all’inizio incostante, si è interrotto per non pochi anni, ora
sta riprendendo con crescente vigore e continuità…
Cosa ha aggiunto o sta portando come
possibilità l’Icona nel mio cammino di fede?
Per me è una possibilità di preghiera.
Per preghiera intendo una cosa sola: cercare il Signore, il suo
volto, stare in intimità con Lui, entrare nel suo sguardo (su di
me, sul mondo..), nel suo progetto di salvezza e liberazione.
Questo si può fare in mille modi.
Ricordo che da adolescente avevo
bisogno di pregare, ma non sempre sapevo come. A volte mi
aiutava il semplice fatto di prendere in mano la chitarra e
cantare le canzoni “di chiesa”. Era un modo di stare sulla
Parola anche quando non ero in grado di aprire la Bibbia, perché
magari non sapevo neanche bene dove posare lo sguardo e cercare.
Un altro modo che mi aiutava tanto era sostare in una cappellina
e semplicemente stare, così com’ero.
Per me forse è
qualcosa di simile la preghiera con l’Icona. Il cuore desidera
un incontro profondo, a tu per tu col Signore, e ci sono mille
modi per trovarlo. Uno è quello di stare davanti l’Icona mentre
la “costruisco”, in qualche modo è anche lei che costruisce me,
cresce con me. Non si tratta di una preghiera “di testa”, fatta
di parole, ma riguarda
L’Icona dice la Parola, e quindi
l’incontro vivo con Cristo, ma attraverso un linguaggio diverso,
in questo caso visivo. L’Icona mi insegna a stare. E
questo credo sia fondamentale in ogni relazione, e in quella
d’amore con Dio.
Il lavoro impegnativo, lento, spesso
meticoloso e preciso, che ha tempi di attesa considerevoli, che
è fatto di sfumature, di graduali passaggi… mi insegna la
pazienza e la capacità di soffermarmi, di non correre, di
restare. A volte è una lotta!
Lo stare mi richiama a una dimensione
teologica forte: è il tempo della maturazione del seme; è il
tempo della macerazione del seme che nella terra “muore” per
dare frutto; è la logica dell’incarnazione. Non in astratto, ma
in un luogo, in un tempo, questo, si realizza il tempo di Dio.
In una società
efficientista come la nostra, in cui si vuole tutto e subito, in
cui si corre, e tutto porta a stare “fuori centro” (nel senso
che spesso alla fine è difficile ritrovare il centro di sé, ci
si disperde magari in mille cose …), l’Icona mi ricorda, mi
insegna, mi allena, a ritrovare la capacità di fermarmi e di
stare, in un luogo, in una relazione, per essere, per
essere-con, e non soltanto per fare.
Confesso che mi capita di incontrare
uno sguardo nell’Icona che mi mette in difficoltà, che è
difficile da sostenere, e che nello stesso tempo mi attira nella
voglia di entrarci dentro. Gradualmente trovo un incontro:
l’Icona mi riappacifica senza forzare.
L’Icona mi offre uno sguardo su cui
posare il mio.
Quando mi accosto a l’Icona, mi ci
accosto nella situazione in cui mi trovo, senza vergogna. A
volte più fervente, a volte tiepida, a volte sfidante… Non
importa.
Amo leggere il testo della Bibbia a
cui si riferisce l’Icona e meditarlo, prima dell’esecuzione del
lavoro, ma talvolta capita che questa meditazione ‘arrivi dopo’,
quando in modo quasi passivo sono già entrata in contatto col
Mistero che quell’Icona narra, e solo dopo nasce il desiderio di
approfondirlo.
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CATALOGO DELLA MOSTRA "Tralucere l'Infinito - Vita e Teologia dell'Apostolo Paolo" Roma, Santuario del Divino Amore, 20-28 giugno 2009 Bovalino, 26 luglio - 2 agosto Eremo di Montestella (Pazzano), 6-20 agosto Caulonia, Chiesa S. Maria dei Minniti, 25-29 agosto
Un'esperienza d'arte e di fede di suor Renata Bozzetto e suor Rossana Leone
Dalla Calabria, una pastorale della bellezza Il messaggio del Vescovo di Locri-Gerace
L'Icona e la gente di Calabria di Gianni Carteri
L'Icona e il riflesso dorato del Sud di Diego Andreatta
di Alessandra Trinca
Paolo e i colori dell'Infinito di suor Maria Pia Giudici |
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È bello pregare per le persone a cui è
destinata l’icona, creare un legame nel cuore per cui quel
Mistero che narri col pennello, lo auguri come benedizione ai
destinatari, perché essi possano scoprirlo e viverlo nella loro
vita, e assomigliare sempre più al Figlio, all’Amato. In qualche
modo si solidifica anche l’unione tra me e quelle persone, se le
conosco, ma anche se non le conosco affatto.
Il valore di un’Icona per me è in
questo legame che si crea tra l’iconografo che cerca Dio, e
cerca di conformare la sua vita a quella del suo Signore, e
coloro che contempleranno quell’Icona, che vi poseranno lo
sguardo, e che forse troveranno quel Volto. È la dimensione
strettamente
personale e
comunitaria insieme, è la preghiera d’intercessione, è l’unità
universale che si crea con
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ICONE ESPOSTE San Paolo "In fide vivo Filii Dei"
VITA DI SAN PAOLO Paolo e i cristiani di Antiochia Il discorso di Paolo all'Aeròpago Il processo davanti al governatore Felice
TEOLOGIA PAOLINA Madre di Dio del Principe Igor Vocazione cristiana - "Il buon soldato di Cristo" Vocazione cristiana - "L'atleta" Vocazione cristiana - "Il contadino" Santi Gregorio, Basilio e Giovanni Damasceno
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