Είκόυες – Icone
Tradizione bizantina e spiritualità
MOSTRA d'Icone della "Glikophilousa"
Palazzo Trentini -Trento, 5 -15 marzo 2008
Presentazione della Mostra
Intervento del dott. Dario Pallaoro
Presidente del Consiglio provinciale
Ecc.za, Autorità, gentili ospiti,
è nel segno della reciprocità che vorrei aprire questo nostro
appuntamento inaugurale con un evento culturale di rara preziosità non
solo sul lato artistico e creativo ma anche in una più ampia dimensione
solidaristica e di conoscenza tra due geografie estreme di quella
complessa realtà che è l’Italia. Il Trentino e
In
questo contesto porgo innanzi tutto un saluto deferente all’Arcivescovo
di Campobasso Mons. GianCarlo Bregantini che con la sua presenza rende
ancor più prestigiosa questa serata e un pensiero di riconoscenza e di
amicizia a Mons. Luigi Bressan, Arcivescovo di Trento per il tramite del
Vicario Generale Mons. Tisi, a cui rivolgo un deferente saluto
sottolineando come tutti loro, anche al di là del loro alto compito
pastorale, si sono impegnati in un’opera di sensibilizzazione e di
solidarietà vera riguardo la
martoriata terra di Calabria offrendoci tanti spunti di una speranza che
oltrepassa i confini dei territori e delle culture per farsi
testimonianza reale di un riscatto che può e deve compiersi. Di ciò
diciamo grazie a loro, ai loro collaboratori e a quanti partecipano ad
un percorso che sta disegnando nuovi orizzonti verso i quali forse un
passo ulteriore è rappresentato anche da questo ritrovarsi con l’arte
silente e meditativa della tradizione iconografica bizantina, ripresa e
rilanciata anche quale investimento sulle coscienze dalla Comunità
Monastica delle Sorelle di Gesù di Crochi di Caulonia con
Ben sapendo come le vesti di critico d’arte non mi addicono, lascio volentieri ad altri e più titolati il compito di commentare il senso artistico di un evento forse unico almeno in tempi recenti nel nostro territorio, mentre a me preme solo l’ultima semplice modesta riflessione. Io provengo da una cultura contadina di montagna, una cultura della quale vado fiero ed orgoglioso, una cultura che ha attraversato i secoli e le loro intemperie, nutrendosi di fede e di fatica. Non si trattava né allora né oggi di un credo critico quanto piuttosto di una fede assoluta piena certa, quella stessa cioè che muove la mano dell’artista e che dà vita ad una immobilità del mistero anche a queste tavole dipinte capaci di raccontare ben più di quanto dica la sua immagine. Sono certo che le storie degli uomini, pur se a latitudini diverse, abbiano alla fine lo stesso sapore. Penso alla maestà del Cristo Pantocrator e penso ai dolenti volti di quelle madonne che hanno popolato le processioni dell’infanzia mia e di molti di noi. Mille sono i modi di narrare e tante le grammatiche del racconto. Tutte però, e fin dal libro della Genesi, conducono al medesimo approdo, che è poi quello della speranza. Un approdo che si staglia prepotente e sicuro fra i colori della magia pittorica di questa mostra particolarmente preziosa perché capace di coniugare e di far incrociare il ricco patrimonio culturale greco-bizantino con la più severa cultura mitteleuropea. L’alfa e l’omega insomma di quello sviluppo graduale dell’occidente senza il quale non vi sarebbe il passato e presente e non si potrebbe immaginare nemmeno il futuro.