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Είκόυες – Icone 

Tradizione bizantina e spiritualità

MOSTRA d'Icone della "Glikophilousa"

Palazzo Trentini -Trento, 5 -15 marzo 2008

 

Echi della stampa

 

 

Consiglio della
Provincia Autonoma di Trento

Notizie dal Consiglio

06-03-2008 

 

A Palazzo Trentini fino al 15 marzo le opere realizzate in Calabria. Solidarietà e spiritualità

 

Inaugurata con mons. Bregantini la mostra delle icone bizantine

 

E' stata inaugurata a Palazzo Trentini la mostra "Icone-Tradizione bizantina e spiritualità". La rassegna, patrocinata dalla Presidenza del consiglio provinciale, fissa una tappa, nel segno dell'arte e dell'iconografia, di quel percorso di scoperta della terra di Calabria che si sta compiendo in questi giorni in Trentino, complice la presenza a Trento di mons. Giancarlo Bregantini.
"Un rapporto, quello con la Calabria" ha precisato il Presidente del consiglio provinciale Dario Pallaoro "collaudato da anni di dialogo e di confronto, tra due terre che si sono riscoperte molto simili, seppur geograficamente distanti".
Entrambe terre di confine, di confronto, di dialogo e di ospitalità, come testimonia anche questa stessa rassegna che svela, attraverso la riscoperta dell'icona bizantina, "una terra d'Occidente volta ad Oriente", dove "tutto spira orientalità e bizantinità".
Un pensiero di riconoscenza Pallaoro lo ha rivolto a mons. Giancarlo Bregantini ed a mons. Luigi Bressan che, aldilà del loro compito pastorale si sono impegnati in un'opera di sensibilizzazione e di solidarietà vera nei riguardi della martoriata terra di Calabria, "offrendo segnali importanti di una speranza che oltrepassa i confini dei territori e delle culture, per farsi testimonianza reale di un riscatto che può e deve compiersi".
La presentazione della mostra ha fornito a mons. Giancarlo Bregantini l'opportunità per ritornare sui temi a lui cari: la solidarietà, la difesa degli ultimi, la spiritualità come mezzo per servire il prossimo.

Con il garbo, la pacatezza e l'incisività delle parole che gli sono caratteristici, Bregantini ha tratto lo spunto dalla descrizione dei colori e delle forme che animano le icone nella loro essenza artistica, per scendere nel vissuto quotidiano e lanciare tre messaggi precisi.

Il primo riguarda l'icona come rappresentazione di gioco dei colori dove ciascun elemento cromatico valorizza quello accanto, ne esalta i toni e le sfumature in un equilibrio di tonalità e forme e che ben potrebbe interpretare la nostra società se divisioni, conflitti, personalismi non trasformassero in contrapposizione ciò che è stato creato per essere armonia. "Come sarebbe diverso il mondo - ha notato- se ciascun colore non scacciasse l'altro, ma si prodigasse per valorizzarlo".

Il secondo messaggio fa riferimento al ruolo delle suore che hanno dato vita a questa mostra con la loro decisione di restare nei paesi di collina, abbandonati a seguito dell'inarrestabile fenomeno di urbanizzazione. Una scelta, quella di restare nei luoghi più poveri e inospitali, densa di significato culturale e sociale e così simile all'esigenza più volte manifestata anche dai nostri paesi di montagna e, nel contempo, un richiamo a chi ha la responsabilità sociale e politica delle scelte. "Perché i territori, anche se poveri e disagiati, hanno una loro vocazione che va ricercata e valorizzata" ha osservato.
Infine, il terzo messaggio, di natura spirituale, che pone il monastero (dove le icone sono state prodotte) vicino a Dio, ma anche a diretto contatto con gli uomini perché non può esserci spiritualità senza attenzione e rispetto all'umanità.

Le icone esposte, questi "pezzi di legno capaci di mostrare il volto di Dio", fusione perfetta tra arte e mistero, tra bellezza e trascendenza, come li ha definiti suor Renata Bozzetto, intervenuta all'inaugurazione con la collega iconografa suor Rossana Leone, sono 68 opere del "Laboratorio di tecnica e spiritualità dell'icona La Glikophilousa" di Crochi di Caulonia, in provincia di Reggio Calabria.

Nella descrizione della mostra le suore hanno insistito sulla vocazione spirituale dell'iconografo che è un grande artigiano capace di mescolare i colori in funzione di un contenuto in relazione profonda con un mistero incontenibile. Ci vuole un "occhio che ascolta" ha detto suor Renata, per "vedere" le icone perché la loro apparente immobilità rimanda in realtà alla profondità dell'essere, alla quiete, alla pace ed al mistero dell'incontro con Dio.

Un aspetto, quello della spiritualità dell'icona, evidenziato nel proprio intervento anche dal vicario generale del Vescovo, monsignor Lauro Tisi, che ha osservato come "frequentare le icone significhi frequentare il mondo del mistero, quello che c'è oltre, un mondo dove la vita è cantiere di lavoro".
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 15 marzo, dalle 10.00 alle 19.00, esclusi domenica e festivi.

 

Monica Casata

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