Είκόυες – Icone
Tradizione bizantina e spiritualità
MOSTRA d'Icone della "Glikophilousa"
Palazzo Trentini -Trento, 5 -15 marzo 2008
Echi della stampa
Successiva» |
|
|
Ringraziamo l'amico e direttore di Vita Trentina don Ivan Maffeis, tutta la Redazione e, in particolare, il giornalista Diego Andreatta, autore dell'articolo e il fotografo Gianni Zotta
|
CORAGGIO LOCRIDE
Suonano le campane all'Eremo "trentino" di Crochi, ristrutturato sull'Aspromonte. Un richiamo a sostenere il cammino della gente della Locride, dopo i 13 anni di mons. Bregantini. L'impegno nella manifestazione nazionale del primo marzo, per la quale sono scesi in Calabria 164 trentini. Il nostro reportage
FAVORITE, TRENTINI...
di Diego Andreatta
E' un segno maturo per la gente della Locride l'Eremo ristrutturato con l'aiuto trentino. Dove quattro suore condividono la vita dei calabresi e lasciano parlare il linguaggio delle icone Crochi di Caulonia (RC) – “Questo restauro l’avete sostenuto voi, amici trentini”. Solido, sobrio e funzionale. Ora il Piccolo Eremo delle Querce ha messo radici d'acciaio, sentinella ben piantata sui dirupi dell’Aspromonte. E grazie al recente lascito di una vicina famiglia calabrese, potrà anche ampliare l’ospitalità: “Qui vicino pensiamo di ricavare ambienti per l’accoglienza di gruppi di famiglie. Comporterà nuovi lavori, ma vale la pena. Si dice giustamente che ogni spazio di terra rubato alla 'ndrangheta è terra buona” spiegano Rossana e Renata, Carmelita e Sandra, le madri-coraggio piegate sul futuro di una terra che amano. Non si cullano sulla riuscita dei lavori alla foresteria, un’opera finita che mette fiducia in questa Calabria dalle troppe case-scheletro, incompiute. Non si perdono nel toto-vescovo di questo lungo periodo d’attesa, ma vivono il dopo-Bregantini con l’impegno a far crescere i frutti in parte raccolti dal vescovo trentino: loro stesse, in fondo, lo sono. Costituite come “comunità monastica diocesana” (a servizio, cioè, della Chiesa locale di Locri-Gerace), le quattro “Sorelle di Gesù” perseguono la strategia bregantiniana dei piccoli passi e coltivano la condivisione. Preghiera e lavoro, una vita sempre umile, operosa e quieta. Quel “Favorite”, verbo dell’ospitalità calabrese, all'Eremo in Santa Maria di Crochi si è fatto carne. Ma anche legno, nella falegnameria interna dedicata a San Giuseppe artigiano. E carta, nella ricca biblioteca aperta alla ricerca personale degli ospiti. E perfino musica, da ascoltare nella liturgia arricchita dalle corde pizzicate sulla cetra dalla più giovane, Sandra.
CON
Infonde fiducia, vicinanza concreta, l'Eremo rinato quassù presso un antico luogo di culto dei monaci basiliani. Un fuoco riacceso per far sentire il calore di una presenza, mitigare l'isolamento di tante famiglie che vivono nelle contrade sparse nell'entroterra, anche ad un'ora e mezzo di macchina dalla costa. Grazie all'esperienza di suor Carmelita, le suore hanno lanciato i corsi di ricamo che si tengono nelle frazioni tre volte in settimana per le donne e le ragazze. Vi imparano un lavoro (sarebbe importante trovare uno sbocco commerciale, tramite la vendita in cooperativa) ma soprattutto l’arte dell’ascolto, dello scambio, del fare insieme superando ataviche diffidenze e vincendo la paralisi dell'isolamento. Che esempio trascinante queste quattro suore sprint che danno un passaggio ai ragazzi pendolari senza scuolabus, s’inventano imbianchine per dare una mano agli operai o giardiniere nel piantare un limoneto; picco e badile, anche loro, per dire che “ogni terra è il mio giardino”. Sull’esempio stesso dei primi monaci calabresi del quinto secolo che coniugavano contemplazione e azione (“coltivatori e copisti – dicono gli storici - vicini alla gente e al territorio”) le sorelle del Piccolo Eremo s'alimentano alla preghiera nella cappella, ricavata a pochi metri dall’antico santuario che testimonia la fede dei padri basiliani.
IL LINGUAGGIO DELLE ICONE
Guidano gli ospiti corsisti a immergersi nella spiritualità bizantina nel luminoso salone della scuola di iconografia “Glikophilousa”, lampadari di terracotta e gregoriano in sottofondo: “Prima ancora che insegnare una tecnica – spiega suor Renata, maestra iconografa - vogliamo rinnovare insieme la memoria dell'antica bellezza bizantina della Calabria, interpretandone anche la naturale vocazione ecumenica”. Con l'antica tecnica pittorica “a laghetto” e con i materiali sperimentati da secoli danno un volto al Divino e portano in superficie la profondità teologica presente in ogni icona. La “lettura” delle grandi icone dietro l'altare - ieri mattina c'erano 50 scolari di Caulonia a gustare il fascino dell'arte bizantina – si fa itinerario biblico-spirituale. Lo confermano i primi corsi che quest'estate han portato nella Locride volti nuovi, divenuti amici. “Vedete quel baule di legno? Ce l’ha regalato una famiglia di Trento”, aggiungono, “puntiamo molto sui legami intrecciati tramite le famiglie – un gruppo ha passato con noi anche il Capodanno – perché avvicinano Nord e Sud, spalancano spazi di conoscenza e di reciprocità”. Valori che in questi anni di gemellaggio molti trentini già sperimentano, precisano le suore, mostrandoci il “sentiero di San Vigilio” realizzato nel bosco vicino dai giovani con don Rodolfo Pizzolli al campo di lavoro promosso dal Comitato Trentino-Locride. Il prossimo passo, è la mostra delle icone esposte a Palazzo Trentini: “Vi aspettiamo lì, venite a trovarci...”.
LA VISITA
www.piccoloeremodellequerce.it è il sito che offre una visita virtuale ma efficace all'Eremo di Crochi.
LA MOSTRA
La mostra "Icone - tradizione bizantina e spiritualità" è aperta dalle
10 alle 19 fino al 15 marzo a Palazzo Trentini in via Manci
LA TRIANGOLAZIONE DI BREGANTINI
A Trento, nella serata regalatagli dagli studenti trentini,
Bregantini guarda con fiducia ad un rapporto con
Tre giorni incoraggianti per lui. Sabato la partecipazione solidale di tanti trentini a Locri, martedì un Auditorium gremito di giovani, mercoledì la benedizione a Palazzo Trentini della mostra sulle icone venute dalla “sua” Calabria.
Non nasconde la soddisfazione mons. Giancarlo Maria Bregantini, per la prima volta a Trento dopo l'elezione ad Arcivescovo di Campobasso-Boiano. Sul palco trova subito il suo stile inconfondibile, caldo e pacato: “Con questo spettacolo non fate solo un piacere alla Locride – si rivolge ai giovani, avvincente e convincente – ma un dono a voi stessi, perchè è un'esperienza di comunità che rafforza la speranza e ridona energia da spendere ogni giorno”. Punta sulla reciprocità, su questo Sud “che può restituire al Nord quella motivazione che nasce spesso dalla sofferenza e dalla fatica”. Lo ricorda anche dopo i quadri musicali e coreografici offerti dagli studenti del Liceo Musicale Coreutico “Bonporti”, che gli richiamano l'epopea dei migranti di ogni tempo, ma anche la ricerca di una personale Itaca. E subito torna in primo piano la realtà calabrese: “Non è giusto che un ragazzo di Locri rispetto ad un ragazzo di Lodi debba cominciare con gli studi con 20 punti in meno: dobbiamo lavorare perchè tutti i giovani del Nord e del Sud possano avere pari opportunità, anche per aiutare la propria gente”.
Poi, la via della condivisione con la gente: “E' l'impegno delle suore che hanno lasciato la loro casa sul mare per andare ad abitare nell'entroterra più isolato della Locride. Per stare con la gente, per pregare, per cogliere attraverso l'antica tradizione delle icone che Dio è sempre oltre. Oltre il tempo, oltre le mode. E' la risposta eterna al vostro sogno di giovinezza, il sogno che ogni uomo porta con sè”. Li invita a visitare la mostra a Palazzo Trentini e poi guarda con fiducia alla possibile triangolazione Locride, Trento e Molise: “Più la rete si allarga, più si rafforza. Gli incontri di queste giornate mi dicono che questo sogno potrà realizzarsi”.